Fallen Angels: Angeli caduti, la recesione
Fallen Angels è una miniserie dal taglio più filosofico che risente di una componente artistica non sempre all'altezza della situazione
Fumettallaro dalla nascita, ha perso i capelli ma non la voglia di leggere storie che lo emozionino.

Sull’isola senziente di Krakoa, i mutanti hanno fondato la loro nazione-stato: accantonate vecchie inimicizie, tutti gli Homo Superior della Terra vivono - o almeno ci provano - in pace. Se avete avuto seguito la rivoluzione mutante ideata da Jonathan Hickman partita sulle pagine delle miniserie House of X e Powers of X, saprete di cosa parliamo. All’interno di una schiera così grande, ovviamente, c’è qualche animo inquieto che non riesce a integrarsi del tutto in questa nuova realtà. Tra questi, troviamo Psylocke, Cable e X-23, protagonisti della miniserie in sei parti Fallen Angels.
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Il discorso vale anche per gli altri due personaggi che campeggiano in copertina: Nathan Summers vive i travagli dell’essere un adolescente, mentre Laura Kinney - il clone di Wolverine - è stata cresciuta per uccidere e non riesce ad adattarsi a questa condizione di quiete. Tre anime giovani, tre spiriti irrequieti, guerrieri alla ricerca di una serenità mentale che gli permetta di trovare un ruolo in una società di fatto utopica.
"La diretta conseguenza di questa scelta è che le pagine di Angeli caduti siano dense di riflessioni e rimandi alla filosofia orientale, che contribuiscono a rendere la storia intrigante e ricca di riflessioni"Sin dalle premesse, dunque, è chiaro che Hill voglia dare un taglio diverso alla testata, trattando temi di un certo spessore quali identità, scopo, ribellione declinati con lirismo e una scrittura molto ricercata. La diretta conseguenza di questa scelta è che le pagine di Angeli caduti siano dense di riflessioni e rimandi alla filosofia orientale, che contribuiscono a rendere la storia intrigante e ricca di riflessioni.
Alla lunga, quello che manca è la presenza di un villain che faccia da spalla ai Nostri; certo, l’ottimo approfondimento dei personaggi e lo sviluppo che questi portano avanti lungo i sei numeri della miniserie mitiga in parte quest’assenza, rendendo meno determinante questo limite. Quello che però non passa inosservato è il non brillante lavoro di Kudranski alle matite e Frank D’Armata ai colori. Le tavole scorrono via senza particolare incisività, rischiano di vanificare l’ottimo lavoro di Hill. Allo stesso tempo, la gestione del colore di D’Armata è carente, ed evidenti appaiono alcuni errori grossolani, soprattutto nella gestione delle ombre.
Tra tutte le X-Testate fin qui presentate, Fallen Angels è quella con la componente artistica più debole; l'attento lavoro in fase di costruzione dei personaggi, però, permette alla miniserie di spiccare per l'interessante approfondimento di personaggi dotati di grande profondità.