Fallout (stagione 2), la recensione: un inizio non così esaltante
La seconda stagione di Fallout si apre con un episodio che prepara la base per una nuova storyline. Peccato che nel farlo non riesca a emozionare e stupire quanto dovrebbe.
Sin dal primo capitolo datato 1997, Fallout è stata una serie videoludica che ha saputo conquistare i giocatori di tutto il mondo. Il motivo? Un bizzarro mix tra il genere post-apocalittico e l’esuberanza americana degli anni Quaranta e Cinquanta del secolo scorso. Un cocktail esplosivo, in grado di raccontare la storia di un mondo senza scrupoli all’interno del quale il giocatore è chiamato a vivere una straordinaria avventura. Declinata attraverso il lessico dei Giochi di Ruolo, che permette all’utente di prendere delle decisioni e plasmare così il proprio destino.
Dopo essere passato dalle mani di Interplay Entertainment a quelle di Bethesda Game Studios con il terzo capitolo, Fallout ha saputo reinventarsi, traslando dalla visuale isometrica alla prima (o terza) persona. Una scelta che, in combo con l’ottima sceneggiatura di Emil Pagliarulo, ha permesso al pubblico di addentrarsi ancora più in profondità nella Zona Contaminata e di innamorarsi definitivamente del franchise.Sulla scia di questo successo, Geneva Robertson-Dworet e Graham Wagner hanno collaborato con Jonathan Nolan e Lisa Joy per portare su Prime Video l’immaginario ora in mano a Bethesda. Al contrario di quanto ipotizzato dopo aver visto le prime immagini dal set, Fallout si è dimostrata una serie decisamente a fuoco. Un’opera in grado di prendere il materiale originale, di trattarlo con cura e di espanderlo attraverso un linguaggio differente. Il tutto piacendo sia ai fan duri e puri della saga videoludica che a coloro che, proprio alla succitata saga, non si sono mai avvicinati.
La seconda stagione, iniziata ufficialmente il 17 dicembre, ha quindi il compito di confermare i buoni risultati ottenuti l’anno scorso. Noi abbiamo visto la prima puntata e siamo finalmente pronti per discuterne. Sarà riuscito l’episodio intitolato “L’innovatore” a riaccendere in noi la passione per Fallout lasciata a riposare negli scorsi mesi?Una questione di Ritmo
L’episodio si apre nel 2077, con un misterioso individuo al servizio della RobCo Industries intento a sperimentare un nuovo strumento in grado di manipolare la volontà delle persone. Qualcosa che, senza dubbio, potrebbe far comodo al dirigente dell’azienda Robert House. Nel presente (2296) ritroviamo invece Lucy e il Ghoul alla ricerca del padre di lei, Hank. Due trame apparentemente scollegate tra loro, ma che in realtà si intrecciano già nel corso di questa prima puntata, puntando i riflettori proprio sulla succitata RobCo, che a quanto pare sarà centrale nel racconto.
Diretto da Frederick E. O. Toye, storico regista di recente apprezzato per il suo lavoro su Shogun, e scritto da Geneva Robertson-Dworet e Graham Wagner, questo primo episodio serve proprio a mettere le basi della storia. Per farlo, la trama si sposta continuamente tra le varie storyline, cercando di mostrare al pubblico tutti quei personaggi lasciati in sospeso al termine della prima stagione. Un risultato riuscito solo in parte (Maximus non viene proprio mostrato) e che appare più didascalico di quanto non dovrebbe essere. È evidente, infatti, che alcune sequenze servano solo a portare in scena alcuni membri del cast, senza aggiungere qualcosa di davvero utile al racconto.
Il problema principale de L’innovatore è però il ritmo. A parte un paio di (buone) sequenze d’azione cariche di gore, la puntata rallenta continuamente senza caratterizzare ulteriormente il cast o aggiungere interessanti livelli di lettura. Anche l’umorismo tipico dello show ne esce in parte danneggiato, con sequenze troppo brevi e/o troppo concentrate nel seminare elementi narrativi da (probabilmente) ripescare poi in futuro.
La bellezza delle piccole cose
Vogliamo mettere subito le cose in chiaro: questo nuovo inizio per Fallout ha dei problemi, ma non è assolutamente privo di punti di forza. Le dinamiche tra i personaggi funzionano ancora, in particolar modo il contrasto tra la purezza di Lucy e la schiettezza del Ghoul di Walton Goggins. Le scene action, come già accennato, ci hanno divertito per la loro eccessiva violenza. Il pregio più grande, però, è da ricercarsi nella costante percezione di trovarsi di fronte a un mondo ancora tutto da svelare. Il world building di Fallout è sconfinato e sembra proprio che gli autori ne siano consapevoli, dato che hanno deciso di inserire piccole (ma astute) citazioni per tutta la puntata.
Questo primo episodio, infatti, contiene un paio di chicche che i fan della saga sicuramente avranno apprezzato. A partire dalla cittadina di Novac, visitabile in Fallout: New Vegas e protagonista di una delle migliori sequenze della puntata, per arrivare al flashback di Cooper. Durante questo secondo momento, infatti, riviviamo una sequenza molto simile a quella del prologo di Fallout 4, con la differenza che i protagonisti non si trovano nel bel mezzo di un vero attacco nucleare, bensì di una "semplice" esercitazione. Una strizzata d’occhio che ci ha lasciati con il sorriso sulle labbra, lasciandoci ben sperare per il prosieguo della stagione.
Vale la pena di tuffarsi?
L’inizio di questa nuova stagione di Fallout poteva andare meglio, ma poteva andare anche molto peggio. Mentiremmo se vi dicessimo che non siamo rimasti delusi dal risultato finale. Complice un ritmo traballante e la vera assenza di “momenti wow”, la prima puntata ci è scivolata addosso con un po’ troppa indifferenza. Nonostante questo, le basi poste lasciano intravedere dei possibili sviluppi interessanti. L’appuntamento, quindi, è fissato al termine di questa seconda stagione qui su BadTaste per capire se Geneva Robertson-Dworet e Graham Wagner saranno riusciti a conquistarci ancora una volta. Inutile dire che noi ci speriamo davvero tantissimo.