Fargo 1x03 "A Muddy Road": la recensione
Terzo ottimo episodio per Fargo, che contiene anche un importante riferimento al film originale
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Molly denota un intuito non da poco nelle indagini che, unito ad una serie di accorgimenti che sembrano venirle quasi naturali (come quando "accidentalmente" mostra la foto di Malvo a Lester per osservare la sua reazione), la mettono sulla giusta strada per ricostruire gli avvenimenti. Attraverso una registrazione filmata, confermata in conclusione di episodio dalla confessione dell'agente Gus Grimly (Colin Hanks), la protagonista femminile decifra il collegamento tra il cadavere nei boschi e gli omicidi a casa Nygaard. Ciò che ancora le manca, ma su cui ormai sembra più convinta che mai, è il ruolo di Lester nella vicenda.
Terzo e ultimo filone dell'episodio e della storia, quello di Lorne Malvo, che prosegue nelle indagini per scoprire chi sta ricattando il re dei supermarket.Viene fuori che la moglie non c'entra nulla, e che dietro tutto si trova un piccolo e mediocre individuo, con nessuna conoscenza in particolare sul passato dell'uomo. Lorne coglie la palla al balzo e passa dall'altra parte della barricata, trasformandosi a sua volta in ricattatore e iniziando a molestare pesantemente (uccisione del cane, sangue dalla doccia) l'uomo che lo aveva assunto. Da segnalare il collegamento tra serie tv e film: nell'ufficio di Stavros viene celebrato un rompighiaccio rosso che cattura l'attenzione di Lorne. Il riferimento è allo strumento con cui, nel film originale, Steve Buscemi segnava il punto dove venivano seppelliti i soldi del riscatto. A questo punto l'origine dei soldi del re della catena di supermercati non sembra più un mistero.
Anche in questo episodio Fargo continua a giocare tra drama e humour nero, tra realtà quotidiana e senso del grottesco che si insinua nella vita di tutti i giorni attraverso i canali più insospettabili. È il surreale che emerge in una banale, falsa e stupida discussione a cena tra Molly e una sua amica che le parla di ragni che escono dal collo. Un po' vero, un po' falso, esattamente come la storia a cui stiamo assistendo, quella che viene sempre introdotta dalle parole "this is a true story". Ma la cosa più importante, anche perché risponde al timore maggiore che potevamo avere alla vigilia dello show, è che ognuno di questi momenti ha una sua specificità, una sua forza espressiva, la semplice – da non sottovalutare – capacità di farsi ricordare. Fargo è uscito immediatamente fuori dall'ombra del lungometraggio originale, che alla terza puntata è già lontanissimo e presente solo tramite alcune sporadici riferimenti.