folklore: the long pond studio sessions, la recensione
Taylor Swift porta su Disney+ Folklore: the long pond studio sessions, un concerto-documentario che rispecchia nel migliore dei modi l'atmosfera dell'ottavo album dell'artista regalando qualche aneddoto e curiosità sulla sua creazione
Taylor Swift, a distanza di poche ore dalle sei nomination ottenute ai Grammy Awards, ha regalato ai fan e agli appassionati di musica folklore: the long pond studio sessions, un concerto-documentario distribuito su Disney+ in cui l'artista interpreta i brani del suo album folklore e convide aneddoti e curiosità riguardanti la creazione dei 17 brani.
Folklore, presentato a sorpresa alcuni mesi fa, dal "vivo" sottolinea ancora di più gli elementi emotivi alla base di ogni brano, seppur la parte dedicata alla spiegazione della creazione sia molto limitata e non entri mai del tutto nei dettagli rimanendo molto vaga su alcune delle situazioni, come quelle legate ad esempio al testo di Mad Woman molto probabilmente legata ai contrasti avuti con Scooter Braun, e alla vita privata di Taylor, per la prima volta meno presente tra le righe delle sue composizioni. L'artista, che ha espresso la necessità di interpretare l'album quasi per rendere "reale" il lavoro compiuto, non potendo proporli in tour e alla presenza dei fan, regala grazie a queste long pond sessions qualche aneddoto interessante come la storia legata a suo nonno che ha combattuto durante la seconda guerra mondiale, o le emozioni provate nei momenti in cui si è sentita in difficoltà nella propria vita, non permettendo però mai agli spettatori di addentrarsi realmente nel processo creativo mostrato solo brevemente con alcuni video (di cui uno esilarante sui titoli di coda legato agli ormai famosi gatti che fanno parte della sua famiglia) che la mostrano intenta a incidere a distanza l'album.
Le difficoltà tecniche causate dalla pandemia rimangono quindi solo accennate e sarebbe stato forse maggiormente interessante e coinvolgente avere l'occasione di dare uno sguardo più ravvicinato all'esperienza rappresentata dal registrare folklore a distanza di migliaia di chilometri dai musicisti, produttori e collaboratori.