Frammenti di lei, la recensione
La miniserie Netflix è illuminata da un'ispiratissima Toni Collette, che però non riesce a reggere il peso di una trama ricca di incongruenze
Che Toni Collette sia un'interprete straordinaria non è certo una novità; tardivamente consacrata da quella gemma chiamata Hereditary, giunge ora a illuminare Frammenti di lei, miniserie targata Netflix tratta da un romanzo di Karin Slaughter. Come già avvenuto nell'horror di Ari Aster, anche qui Collette padroneggia con maestria il ruolo di una madre tormentata da un passato oscuro; passato che torna a far visita a lei e alla figlia Andrea (Bella Heathcote) in un modo inatteso e violento.
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Déjà vu
Chiariamo subito che Frammenti di lei non è, di per sé, una brutta serie; si lascia anzi guardare senza annoiare lo spettatore e, supportata dalla già elogiata Collette e dall'altrettanto intensa Heathcote, lo trasporta fino al finale con una buona dose di soddisfazione. Il problema sta, semmai, nell'assoluta mancanza di originalità di quanto raccontato e di come viene raccontato. La sensazione di già visto impregna Frammenti di lei sin dalla seconda puntata, e va via via aumentando col progredire della storia.
È un vero peccato, perché la serie non è priva di momenti intensi, soprattutto nei primi episodi. Finché il passato di Laura resta avvolto in una coltre di mistero, lo show fa leva su atmosfere cupe che regalano allo spettatore un notevole quantitativo di tensione. Non appena la nebbia si dissipa, però, gli ingranaggi più usurati vengono alla luce, rivelando la pigrizia di una costruzione narrativa debole e sfilacciata.

Dynamic duo
L'elemento di maggior interesse della serie Netflix risiede, è facile intuirlo, nella dinamica madre-figlia costruita dalle due protagoniste. Sebbene Andrea e Laura condividano, in proporzione alla durata dello show, un numero di scene piuttosto limitato, in esse è contenuta tutta la linfa vitale della trama. Nel primo (e di gran lunga miglior) episodio della stagione, osserviamo le due donne a pranzo insieme; basta questa sola sequenza a rivelare perfettamente gli equilibri e squilibri di un rapporto denso di aspettative disattese.
In conclusione, in virtù dell'incipit accattivante e delle magnifiche performance delle due protagoniste, non c'è motivo di bocciare Frammenti di lei. Dispiace però constatare come, con elementi validi come l'agile regia di Minkie Spiro (Better Call Saul, Downton Abbey) e la bravura degli interpreti coinvolti, la serie si elevi appena sopra la sufficienza, gravata dal peso di troppi precedenti di gran lunga migliori di lei. Un compitino ben fatto, ma nulla di più.