Il futuro in un bacio, la recensione
Il titolo potrebbe ingannare, eppure Il futuro in un bacio non è la commedia romantica qualunquista e melensa che si potrebbe pensare.
La recensione di Il futuro in un bacio, su Netflix dal 3 marzo
Siamo a Madrid e il protagonista è Javier (Álvaro Cervantes), un giovane editore squattrinato ma affascinante che ha un talento surreale: poter vedere il futuro di una relazione dal primo bacio. Grazie a questa sua “dote” Javier non ha mai sofferto per amore e, parimenti, non ha mai trovato la donna della sua vita. Le cose si complicano per Javier quando bacia la ragazza del suo migliore amico (Silvia Alonso) e vede con lei un futuro meraviglioso: il suo dilemma sarà allora gestire il presente con la consapevolezza del futuro e tutte le pressioni che questa previsione comporta, trovando in una barista scatenata (Susana Abaitua) una preziosa alleata.
Il futuro in un bacio inizia benissimo, con un’ottima sequenza che in poche mosse spiega personaggio, premessa e conflitto. Álvaro Cervantes con le sue espressioni un po’ perse e confuse e il mood da intellettuale disinvolto con cui la regista lo mette in scena sembra davvero perfetto per il ruolo: con un personaggio centrato in pochi minuti, il film trova poi una serie di situazioni e tempi comici che ricordano non poco le commedie newyorkesi di Noah Baumbach (certamente qui più infiocchettate) - quella stessa generazione persa in sé stessa, l’assurdità di certe dinamiche, la visione economica dell’amore e delle relazioni. Qui c’è certamente mero ironia e meno intellettualismo di Baumbach, però Il futuro in un bacio riesce, almeno nella prima parte, a divertire altrettanto.
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