Game of Thrones 3x07 "The Bear and the Maiden Fair": la recensione
Staticità e piattezza narrativa: l'episodio scritto da Martin è il peggiore andato in onda finora
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Quelle piccole scene di transizione che puntellano le puntate e l'anima dei protagonisti non solo qui occupano gran parte del minutaggio, ma risultano eccessivamente allungate. È il caso del dialogo tra Robb e Talisa, di Jon e Ygritte, di Margaery e Sansa, ma soprattutto di Bran e gli altri. Questo finora è stato il segmento peggiore e i difetti di questa puntata non sono altro che la riproposizione di tutti quegli elementi negativi visti finora: stasi, dialoghi poco incisivi (ci ricordiamo ancora il litigio tra Osha e Meera), approfondimento praticamente nullo delle visioni di Bran, gestione poco riuscita tanto dei metalupi quanto di Rickon.
Funzionano meglio le storyline di Tyrion (era importante vedere tanto la sua reazione quanto quella di Shae alla notizia del matrimonio combinato con Sansa) ma anche un bel dialogo tra Tywin e Joffrey (in un gioco di sguardi e di posizioni che vanno aldilà del significato letterale dei dialoghi ci viene mostrato il rapporto tra i due). Idem per il povero Theon, sempre più vessato e disumanizzato e sulla strada per diventare la controfigura di Grifis in Berserk.
Per gli stessi motivi di Theon (un personaggio negativo che attraverso la tortura subisce un processo di riscatto personale e di fronte allo spettatore) anche la figura di Jaime esce vincente dalla puntata. È sua la scena, quella finale ad Harrenhal (ma gli spettatori non lettori si ricorderanno che è la stessa città in cui si trovavano Tywin e Arya, in cui Robb e il suo esercito arrivavano nella prima puntata, la stessa promessa a Ditocorto? mah), ben diretta ed emozionante, che offre le migliori soddisfazioni dell'episodio.
L'altro momento rilevante è quello di Daenerys, finalmente giunta a Yunkai (dopo averla vista per tre volte nella sigla era ora) e decisa a trarre il maggior vantaggio con il minimo sforzo dalla situazione. Ormai la Madre dei draghi ha il pieno possesso del ruolo che la storia le ha assegnato e, aldilà della calma e della diplomazia con la quale affronta il dialogo con l'emissario della città (situazione completamente diversa rispetto a quando, nella seconda stagione, implorava di fronte alle porte di Qarth), è la costruzione stessa della scena a suggerire la sua maturità. I due compagni alla sua sinistra, i tre draghi sulla destra e lei al centro in posizione rialzata e su un bel divano rispetto all'uomo che ha di fronte, più in basso e su una semplice sedia. Il gioco del trono è anche questo.
