Hannibal 2x03, "Hassun": la recensione
Il dottor Lecter si dà da fare con inedito zelo per scagionare l'ex amico Will Graham nella puntata più sentimentale della serie targata NBC...
Sulla sublime aria di Don Ottavio dall'Atto Primo del Don Giovanni mozartiano si alternano le immagini di Will Graham (Hugh Dancy) e Hannibal Lecter (Mads Mikkelsen) che si vestono, preparandosi all'udienza in tribunale che deciderà della vita o della morte del giovane profiler dell'FBI. Non c'è miglior introduzione (dopo l'agghiacciante incipit nel quale Will assiste, in sogno, alla propria stessa esecuzione sulla sedia elettrica) al tema caldo di Hassun, terzo episodio della seconda stagione di Hannibal.
È però lontano dall'aula dell'udienza che Hannibal continua a tessere la sua tela, al riparo da occhi indiscreti e da qualunque sospetto che non sia quello di Will. E la sua tela è un paradosso intricatissimo ma perfettamente architettato, un sudario di innocenza che l'enigmatico dottore-cannibale si prepara a far calare sul suo nemico-protetto Will, a partire da un orecchio mutilato. "Fin dove ti spingeresti per aiutarmi?" chiede il giovane accusato al dottor Lecter, e nel flusso di menzogne che lo psichiatra continua a propinare al suo ex paziente riconosciamo qualche sprazzo di sincerità. "Perché il vero assassino dovrebbe farsi vivo proprio adesso?" chiede Will, e Hannibal risponde con limpida semplicità: "Perché ha a cuore ciò che ti sta accadendo."
Tuttavia, più il freddo serial killer s'impegna a discolpare colui che egli stesso ha inizialmente designato come capro espiatorio delle sue efferate voglie, più gli eventi - personificati dalla maligna avvocatessa dell'accusa e dallo stolido giudice che si occupa del caso Graham - sembrano dargli contro, costringendolo a mosse quantomai azzardate. Ma Hannibal è un grande giocatore, e sa come muovere le sue pedine. Eppure, nella sequela di omicidi "necessari" messa in atto dallo psichiatra per scagionare Will, c'è un dettaglio inedito che merita d'essere analizzato. Per una volta, le immancabili mutilazioni sono state inferte sulle vittime a morte avvenuta, dopo una clemente esecuzione con una pallottola dritta al cuore. Il modus operandi di Hannibal è cambiato, e le ipotesi alla base di questa scelta non certo casuale sono svariate. Forse, con questa incongruenza, il nostro antieroe vuole semplicemente tenersi aperta una via di fuga qualora il cerchio si stringesse troppo attorno a lui; o forse, un briciolo di umana pietà inizia a fare capolino nell'arido deserto sentimentale del dottor Lecter.
Benché si sottragga continuamente alle accuse del giovane, lo esorta indirettamente ad apprezzare e cogliere al volo l'opportunità che gli sta offrendo grazie ai suoi nuovi omicidi, mirati a scagionarlo. Ed ecco che il pubblico assiste allo sbilanciamento definitivo di Hannibal, quando quest'ultimo chiede a Will: "Questo killer ti sta offrendo una poesia: vuoi che il suo amore vada sprecato?" In questo candido invito, il fin troppo empatico Will Graham non può non leggere l'ammissione di colpevolezza di cui aveva bisogno. Hannibal non si accontenta più di essere ritenuto innocente dalla sua controparte: vuole essere compreso, vuole riconoscenza e riconoscimento da parte di colui che ha identificato come uno spirito affine.

"Dalla sua pace, la mia dipende", canta Don Ottavio. Che dalla pace di Will dipenda quella di Hannibal, o che si tratti dell'ennesima strizzata d'occhio ironica contrapposta al gelido, anaffettivo piano del dottor Lecter, è un mistero ancora tutto da svelare.