House of X #1, la recensione
L'esordio privo di difetti della miniserie House of X promette di rivelare molti tesori preziosi

C’erano una volta gli X-Men. Forse nessun super gruppo del Fumetto americano ha saputo rappresentare in modo più efficace i vari temi portanti dei decenni passati, dagli avventurosi e pionieristici anni Sessanta e Settanta agli intrecci sentimentali e personali degli Ottanta, e via a seguire fino ai giorni nostri. O quasi. Già, perché a riprova dei molti nemici con cui devono vedersela i Figli dell'Atomo, i due decenni del nuovo secolo sono stati segnati da varie turbolenze editoriali e discontinuità creative che, pur producendo a tratti storie e momenti validi e appassionanti, hanno impedito a questi personaggi di conservare il vessillo dell’eccellenza e della rappresentatività nell’epoca in cui viviamo. Tutto questo, fino a House of X #1, che ha fatto la sua comparsa nella giornata di ieri nelle fumetterie statunitensi.
La risposta stavolta è un convinto sì, a cui si aggiunge anche la possibilità che si dimostri perfino superiore a quei momenti passati. World-building è la parola chiave: il primo numero di House of X ha il compito di presentare il nuovo status quo, di disporre i pezzi sulla scacchiera e di presagire quale sarà la partita in corso. E fin qui nulla di nuovo: dopotutto è ciò che si chiede a ogni rilancio. In questo caso, la missione è felicemente compiuta sia nell’essenza di questa presentazione sia nelle modalità in cui viene condotta. A riprova del fatto che le vicende in-universe e quelle editoriali dei mutanti viaggiano spesso a braccetto, la risposta alla domanda “Come riportare gli X-Men in una posizione dominante tra le testate di super eroi?” è semplicemente - e genialmente - portandoli in una posizione dominante dell’Universo Marvel.
A sostegno di questa visione sembra essere accorsa la razza mutante nella sua interezza, da Magneto, ambasciatore ed emissario di Xavier nel mondo esterno, ai membri delle varie squadre del passato, fino a includere anche presunti super criminali come Mystica, Toad e Sabretooth. Intravediamo un primo accenno di opposizione a questa presunta posizione di supremazia nello spazio esterno, dove le branche di varie organizzazioni umane come S.H.I.E.L.D., S.T.R.I.K.E. e H.A.M.M.E.R. sono impegnate nella costruzione di quella che sembra essere una Sentinella di proporzioni planetarie/cosmiche, a riprova del fatto che l’umanità, o almeno parte di essa, non accetterà la posizione subordinata tanto facilmente.
"Mille sono i dettagli, gli accenni di trama, le allusioni e i momenti degni di nota disseminati nell’albo."Chiude la prima carrellata un incontro estemporaneo tra gli X-Men e i Fantastici Quattro, che mettendo a confronto l’inossidabile Reed Richards con un Ciclope benedetto da un’incisività e un carisma che non ritrovava da molto tempo, esemplifica in maniera netta, vivace e accattivante quello che sarà il tenore e l’essenza del conflitto che verrà tra la nazione mutante di Krakoa e il resto del mondo.
E, naturalmente, altrettanti sono gli interrogativi che emergono nelle pagine di questo primo assaggio. Magneto è veramente fedele in tutto e per tutto alla visione dell’amico/rivale? I macchinari approntati dalla “resistenza umana” sono un’iniziativa ufficiale o opera di schegge impazzite? Tutto questo senza contare che House of X introduce solo una minima parte del cast preannunciato nelle varie interviste: se già questo affresco parziale risulta così intrigante, ancora più alte sono le aspettative sul quadro generale che emergerà quando tutti gli attori saranno entrati in scena.
Un esordio esente da difetti, quindi? Apparentemente sì. In sé, House of X #1 è un numero di lancio pressoché perfetto per la nuova era mutante. Se di mancanze vogliamo proprio parlare, qualche ombra sulla testata d’angolo di Hickman non viene tanto dai contenuti effettivi, oggettivamente di altissima qualità e soprattutto accattivanti e coinvolgenti in modo semplice e immediatamente fruibile, bensì dai suoi predecessori: troppe volte negli anni precedenti gli X-lettori hanno visto ripartenze, “anni zero” e “rinascite mutanti” partire con le migliori intenzioni per poi perdersi rapidamente per strada. I più cinici o i più disillusi potrebbero pensare di trovarsi di fronte a un caso del genere, e che anche l’impatto della Casa di Xavier sia destinato a diluirsi con il passare del tempo.
Naturalmente, solo il tempo lo dirà e ci darà una risposta definitiva. Ma l’istinto di chi scrive è propenso a credere che stavolta il riscatto degli X-Men sia valido, incisivo e duraturo. Se gli altri tasselli del mosaico sapranno mantenere la stessa energia, la stessa tensione e la stessa aspettativa di House of X #1, ci aspetta una saga mutante epocale, veramente degna di affiancare gli altri tre capisaldi ricordati all’inizio.


