I segni del cuore - CODA, la recensione
I segni del cuore è un film su una ragazza che deve diventare grande, una favola a lieto fine dove i buoni sentimenti vincono sempre e che riesce ad arrivare esattamente dove vuole.
Siamo ormai così assuefatti alla formulaicità senza ispirazione di tanti film “mordi-e-fuggi” (soprattutto in ambito teen/coming of age), schematicamente funzionanti ma svuotati di qualsiasi tipo di emozione, che quando ci passa davanti agli occhi un film tanto (ma tanto) semplice ma così genuinamente commovente come I segni del cuore ci ritroviamo improvvisamente senza difese, travolti da un’ondata di amore per un cinema dell’innocenza che davamo ormai per disperso.
I segni del cuore è una storia che in modo apparentemente specifico - ovvero attraverso la disabilità - parla invece di qualcosa di più universale, o meglio di più generico, che riguarda praticamente chiunque: il desiderio di conciliare il bene altrui con il proprio. Questo è possibile anche perché I segni del cuore si svolge in un mondo esso stesso generico e surreale, protetto e colorato dove ogni emozione, per quanto dura, risulta ammorbidita. In questo mondo la disabilità è esposta ma non è il vero centro del racconto, è un elemento caratterizzante ma non il problema, la questione centrale. La parte dura della disabilità è sì messa in scena ma come qualcosa di accessorio, collaterale: solo un paio di volte i personaggi non udenti vengono presi in giro direttamente ma non si tratta mai di una discriminazione violenta o intimidatoria. Più spesso, all’opposto, sono loro stessi a dire che si sentono distanti dagli altri e tra l'altro mai con seria indignazione e/o rabbia.
Proprio questa superficialità rappresentativa non è però, attenzione, un difetto e sorprendentemente non risulta macchiettistica perché rimane coerente dall’inizio alla fine, mantiene un suo preciso tono ottimista, da racconto per famiglie, dove con una risata o con gesto sincero si risolve tutto.
I segni del cuore è quindi un film su una ragazza che deve diventare grande e su una famiglia che deve imparare a responsabilizzarsi: una favola a lieto fine dove i buoni sentimenti vincono sempre e che apparentemente senza alcuno sforzo riesce ad arrivare esattamente dove vuole.
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