I’m Dying Up Here 1x:04, “Sugar and Spice”: la recensione
Riggs aveva già sconfitto una campionessa, Margaret Court, in una partita simile ma Billie Jean King aveva tutto un altro valore simbolico. Era una paladina del women’s lib, il movimento per i diritti femminili, si era battuta per anni per parità di diritti e maggiore considerazione. L’evento fu trasmesso in televisione per un audience di 90 milioni di spettatori in tutto il mondo.
Ci sono tre modelli femminili in questa puntata che inizia con un flashback di Goldie risalente al 1927, quando lei bambina in un comedy club ebreo viene sculacciata dal padre perché assisteva allo spettacolo da dietro le quinte (evidentemente anche i genitori gestivano un teatro) e spedita a cucire con la madre. Stacco, vediamo Goldie cucire un pantalone oggi, è di Bill Hobbs. Goldie avrà una questione con l’ex marito, anch’egli un comico ma appassito che le chiede, anzi pretende, un posto venerdì sera sul palco principale per impressionare degli executive televisivi, benché non sia in grado. Con un fare che tradisce un rapporto impari impone la sua volontà, pretende e ha un fare da boss, ma Goldie con un movimento tipico del sistema con cui le donne riuscivano a comandare in epoche in cui questo non era accettabile, saprà dargli quello che vuole e nel farlo punirlo: mettendolo dopo Richard Pryor (ah! C’è Richard Pryor in questa puntata ma ora ci arriviamo).
La seconda donna è Cassie, la ragazza che cerca di farsi strada tra gli uomini, simbolo più che del mutamento negli equilibri tra sessi dell’urgenza che si stava creando nella società, anche lei presa in una storia di cucito nel momento in cui porta un vestito vecchio da un sarto a far riparare e riceve da lui complimenti e gentilezze che la fanno piangere. Già ad inizio puntata è testimone di un goffo momento da camerata in cui i comici, seduti con lei al diner fanno apprezzamenti sovradimensionati su una nuova cameriera. Cassie comincia a capire che forse non la considerano più una donna ma un uomo come loro. Userà allora il vestito per essere più bella che mai e andare ad una festa con Bill, dove però incontrerà una groupie e sarà messa faccia a faccia con lo spettacolo della riduzione della donna ad oggetto sessuale.
Sono tre storie di donne in adorazione degli uomini. Sia Goldie che non è mai riuscita a staccarsi da questo ex marito, sia Cassie e le groupie, sia la groupie con Eddie. Donne che vivono un rapporto squilibrato con gli uomini in una società che non funziona come la nostra. I’m Dying Up Here infatti oltre a voler raccontare molto i meccanismi del mondo della stand up comedy (quanto si guadagna? Chi è in esclusiva? Che significa? È possibile esibirsi in più locali? Quanto tempo ci vuole per preparare una gag?) ha anche la ferma intenzione di mettere in scena l’epoca.
Questi due binari si sovrappongono nella sottotrama di Richard Pryor e della sua giornata in giro con RJ. Pryor infatti non è solo il più grande comico degli anni a venire, ma anche simbolo di come era cambiata l’arte della stand up comedy e il paladino di un punto di vista chiaro e forte sul mondo, commentatore dei suoi anni.
Forse non è nemmeno un caso che il momento migliore della presenza di Pryor sia un dialogo fatto su di lui ma non con lui, quando il suo agente nel descrivere la sua diversità rispetto agli altri dice: “Non fa battute, lui parla con i fantasmi e il pubblico è testimone di tutto ciò”.
Qualora vi interessasse poi Billie Jean King, dopo essere andata inizialmente sotto di 4 game, ha vinto l’incontro 6-4, 6-3, 6-3, la vediamo intervistata in televisione alla fine dell’episodio, esattamente come Riggs era comparso all’inizio.