Infinity Wars, la recensione
Infinity Wars svilisce lo sviluppo organico e coerente con cui la saga era stata preparata dalla Marvel
Fumettallaro dalla nascita, ha perso i capelli ma non la voglia di leggere storie che lo emozionino.

Le Gemme dell’Infinito hanno fatto ritorno sulle pagine di Marvel: Legacy e, a seguito degli eventi della miniserie Infinity Countdown, sono finite nelle mani di Star-Lord, la Vedova Nera, Doctor Strange, il Super-Skrull, Captain Marvel e Turk Barrett, gruppo di personaggi ribattezzato dallo stesso Stregone Supremo Guardia dell’Infinito. Il sopraggiungere sulla scena del misterioso guerriero Requiem ha sancito l’inizio di Infinity Wars, nuovo evento cosmico Marvel.
La vicenda prosegue lungo tre filoni narrativi che, intrecciandosi, ci portano a un finale che, pur aprendo a futuri sviluppi e stravolgendo la status delle Gemme, non risulta soddisfacente. Le buone premesse con le quali si apre la miniserie vengono sciupate da una costruzione della saga carente e da svolte poco efficaci. Se la scelta di coinvolgere personaggi quali Loki, Gamora e Adam Warlock risulta intrigante, la loro effettiva utilità nell'economia del racconto li riduce a semplici figuranti che prendono parte all’ennesima scazzottata tra super eroi.
Considerando la portata della minaccia – universi che collassano, realtà da riplasmare, mostri divoratori di mondi – non rintracciamo l’urgenza che è lecito aspettarsi da un evento del genere. Abbiamo ancora negli occhi l’enorme affresco ideato da Jonathan Hickman, quel Secret Wars che rappresenta una lettera d'amore alla storia editoriale della Casa delle Idee. In queste pagine manca quel pathos, e il tutto scorre senza mordente, risolvendosi in maniera sostanzialmente prevedibile.
Ad amplificare questa sensazione concorrono i diversi spin-off legati alle conseguenze del gesto di Gamora. Infinity Warps è il titolo di questo bizzarro progetto nato dai mash-up dei principali eroi Marvel: Iron Hammer (Iron Man + Thor), Arachknight (Spider-Man + Moon Knight) e Soldier Supreme (Capitan America + Doctor Strange) sono solo alcuni dei personaggi protagonisti delle varie miniserie in due numeri distribuite nei dodici brossurati pubblicati da Panini Marvel Italia.
Nella loro mancanza di ambizione, le storie strappano un sorriso per la maniera bislacca con cui i vari autori tentano di far combaciare personaggi lontani tra loro, ma alla lunga la lettura di questi episodi smorza il già scarso interesse per una vicenda che finisce per perdersi lungo la via. Nella maggior parte dei casi, le storie appaiono verbose e senza spunti d’interesse. Ci sentiamo di salvare Ghost Panther, di Jed MacKay e Jefte Palo, e Weapon Hex, di Ben Acker e Ben Blacker e Gerardo Sandoval, fumetti che, oltre a mantenere vivo lo spirito dei personaggi primigeni, possono vantare una componente artistica peculiare ed esplosiva.
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