Inhumanity, la recensione
Recensione di Inhumanity, la saga di Matt Fraction che costra le conseguenze di Infinity
Alpinista, insegnante di Lettere, appassionato di quasi ogni forma di narrazione. Legge e mangia di tutto. Bravissimo a fare il risotto. Fa il pesto col mortaio, ora.
Matt Fraction ce lo racconta in due storie che si aprono con l'interrogatorio, da parte degli Avengers, a Karnak, cugino di Freccia Nera e ambasciatore di Attilan. Karnak non capisce la decisione del re di attivare la bomba, è preoccupato per il resto della famiglia reale, dispersa dopo la frettolosa evacuazione della propria patria, per il destino del suo monarca e di tutto il suo popolo. I Vendicatori vorrebbero da lui spiegazioni che non ha. Ma il potere di Karnak gli permette di intuire i punti deboli del proprio avversario, del proprio nemico... persino quelli di un ragionamento o di una situazione e di un'inchiesta: è destinato a comprendere quel che sta succedendo prima di chiunque altro e a trarne inquietanti quanto tragiche conseguenze.
Inhumanity è tutto qui: in una rapida inchiesta che rimane senza una vera risposta e in una situazione intricata che non fa in tempo a risolversi in meno di cinquanta pagine di fumetto ben scritto da uno dei migliori dialoghisti e architetti di trame della Marvel. Fraction non ha problemi, come al solito, a solleticare la nostra curiosità e a mantenerla viva con una scrittura di qualità. Ma da un volume che recita sulla copertina la dicitura "Saga completa!" ci aspetteremmo una saga, un arco narrativo concluso e risolto, un'opera leggibile da sé, per quanto diretta conseguenza di un maxievento come Infinity. Invece Inhumanity non è che un'introduzione, un'overture alla nuova crisi che colpisce la Terra e che promette "una nuova era per l'Universo Marvel", preparando il terreno alla serie Inhumans di Soule e Madureira. I misteri rimangono tali, le questioni in sospeso pure. Il che non sarebbe un gran problema se non fossimo reduci da Infinity, che ci ha certamente appassionati, ma a sua volta è stata decisamente parca di spiegazioni e di soluzioni alle molte domande che ha sollevato. Una saga affrettata, per quanto bella nei suoi toni epici, che dà vita a un volume introduttivo non è proprio il massimo della leggibilità e della soddisfazione.
Non fraintendiamo: Inhumanity è un volume di qualità, con cinque storie ben scritte e divertenti. Accanto alle due di Fraction, che narrano il nucleo della questione, ce n'è infatti una di Christos Gage con protagonista Superior Spider-Man, alle prese con la crisi in corso, e due di Matt Kindt che ci racconta dei giovani mutanti studenti alla scuola dei Vendicatori alle prese con una coppia di fratelli che hanno manifestato i propri poteri e ora, presi dal panico, rischiano di danneggiare se stessi e gli altri. Ciò che ci crea problemi è la sua natura di tappa di passaggio, che aumenta le domande e non dà molte risposte a quelle che ci portavamo dietro da Infinity. Va assolutamente letto se vogliamo tenere traccia delle prossime avventure dei Vendicatori e prepararci agli eventi di Original Sin, ma mette in luce una debolezza dei recenti grandi eventi della Marvel: l'indefinitezza. In ossequio alla creazione di un universo narrativo che collega le grandi saghe tra loro in un rapporto di causa ed effetto, la Casa delle Idee ha rinunciato a ciò che, un tempo, rendeva godibili queste grandi storie collettive, ovvero la loro autoconclusività e indipendenza di lettura. Le vecchie saghe dell'Infinito, con il loro carico di ingenuità oggi improponibile, davano ai lettori l'occasione di leggere grandi storie, frequentere personaggi che, magari, non leggevano abitualmente, assistere a grandi scazzottate e intrighi cosmici, per poi tornare alle priprie serie preferite o, magari, leggerne di nuove perché innamorati di questo o quel protagonista.