Invaders vol. 1: Spettri di guerra, la recensione
L'ottima scrittura di Zdarsky dà vita a una solida rilettura in chiave moderna del primo super gruppo Marvel
Fumettallaro dalla nascita, ha perso i capelli ma non la voglia di leggere storie che lo emozionino.

Dopo aver salutato con gioia il ritorno dei Defenders originali, accogliamo con entusiasmo quello dei leggendari Invaders, primo vero super gruppo della Marvel (seppur introdotto tramite retcon).
Sfruttando un nuovo potere e sfoderando la consueta caparbietà e arroganza, il Sub-Mariner è ora pronto a sferrare l’attacco definitivo che metterà in ginocchio il mondo di superficie. Questa volta, però, a tentare di fermarlo non ci saranno i Vendicatori o i Fantastici Quattro, bensì i suoi ex compagni d'arme degli Invasori, ovvero Capitan America, il Soldato d’Inverno e la Torcia Umana originale. A differenza delle altre innumerevoli occasioni, però, la Sentinella della Libertà decide di non optare per un attacco frontale ma di mostrare comprensione nei confronti dell'amico che sembra aver smarrito la ragione.
La nuova avventura degli Invaders è molto lineare, con uno sviluppo che rispetta il canovaccio delle classiche storie della Casa delle Idee. L’imminente attacco di un nemico comune fa serrare i ranghi dei buoni e crea una sequenza di eventi ricchi di colpi di scena. Proprio la capacità di scavare in profondità nelle amnesie di Namor permette a Spettri di guerra di smarcarsi dalla semplice operazione nostalgica per dimostrarsi una lettura solida e rilevante nell'economia della continuity.
Zdarsky – che ne La miglior difesa aveva firmato proprio il capitolo dedicato all’atlantideo – cambia spesso registro, passando dal racconto di guerra a quello supereroistico e aggiungendo di volta in volta thrilling, violenza esplicita e approfondimento psicologico. L’ingenuità che accompagnava le primissime storie del gruppo lascia dunque il posto a una scrittura smaliziata e moderna in cui tutti gli elementi vengono dosati con grande maestria, rendendo Invaders un fumetto fruibile anche da un pubblico neofita.
Pregevole il lavoro del tandem di disegnatori: con i loro stili peculiari, Magno e Guice sono stati chiamati a caratterizzare le diverse timeline della storia. La cura dei dettagli, l’esplosività e la ricercatezza del tratto dell’artista brasiliano vengono bilanciate dall’essenzialità e dalla spigolosità delle matite dell'americano in un’alternanza del tutto funzionale al progetto.