Irma Vep - La vita imita l'arte: la recensione della serie
La serie che segue film di Irma Vep del 1996 racconta proprio questo, di una serie che segue un film di Irma Vep in un gioco di scatole cinesi che non gio
La recensione di tutti gli episodi di Irma Vep - La vita imita l'arte, disponibile su Sky dal 3 agosto
Ci si può insomma perdere nel gioco di rimandi e nella profondità della rincorsa di questa serie alla messa in scena di una realtà poi continuamente romanzata e modificata. E forse è anche la parte meno interessante di tutte. Il punto più che mai stavolta è lo scenario. C’è una produzione che sta realizzando una serie da Les Vampires, un vero film muto del 1915 in dieci episodi da circa 70 minuti l’uno (quindi praticamente una serie dell’epoca), non incentrato sui vampiri come li intendiamo noi ma su una gang di ladri detta “i vampiri” e su Irma Vep, una femme fatale inguainata in una tuta nera, figura all’epoca così potente da dare notorietà al temine “vamp”.
Le differenze tra Irma Vep film e Irma Vep serie
La serie girata in Irma Vep invece ha una protagonista straniera, un’americana (Alicia Vikander), che come nel film del 1996 viene da un’industria di blockbuster per realizzare un prodotto d’autore e incarna il contrasto tra quelle due anime del cinema. In più rispetto al film c’è un allargamento della parte sentimentale (con molti più incroci omosessuali) e poi ovviamente il fatto che venendo dopo il film fa riferimento alla sua esistenza, integra quella storia nella nuova storia che sembra ricalcarla (c’è sempre una costumista ad esempio che intreccia una relazione con l’attrice).
GUARDA - Irma Vep – La vita imita l’arte: Alicia Vikander nel trailer italiano della serie di Olivier Assayas
È semmai più interessante vedere come Assayas usi il proprio alter ego per prendersi in giro anche grazie alla scelta del grande Vincent Macaigne per la parte (“Non è una serie! È un film. Un film ad episodi ma sempre un film, io non faccio serie!” gli fa dire), e non per parlare dell’autorialità e del ruolo dei grandi autori. Un cambiamento epocale rispetto al film. Quando nel girava Irma Vep nel 1996 era attivo da dieci anni e si permetteva una riflessione sulle generazioni di autori precedenti alla sua (il personaggio del regista era interpretato dal volto per antonomasia della Nouvelle Vague, Jean-Pierre Léaud), parlava di un regista una volta grande, che non si integrava più nell’industria e non riusciva a dirigere un film decente, finendo però con un colpo di coda clamoroso, una rivendicazione di autonomia artistica radicale e solitaria, fuori dall’industria e dentro l’eversione. QuestoIrma Vep invece è una storia di sistema che cerca ancora di rappresentare la maniera in cui il grande e il piccolo convivono ma non ha proprio niente della riflessione sullo stato dell’autorialità.
Alicia Vikander vs. Maggie Cheung
In Irma Vep del 1996 si parlava di Batman - Il ritorno, di Terminator 2, di John Woo, del cinema fantastico e dei film di Jackie Chan. Chi prendeva parte alla produzione di quel film d’autore nel film era tutta gente che discuteva quelle produzioni giganti in realtà (c’era anche chi girava con le magliette di Terminator). In Irma Vepseriale del 2022, seguiamo invece meglio la carriera della protagonista, le offerte che riceve dall’America, le scelte che deve fare tra arte e industria e come veda quelle due anime del proprio lavoro. E quello tra cinema di genere e d’autore del resto è un binomio fortissimo in Assayas stesso che nella sua carriera ha diretto entrambi (Carlos ad esempio è cinema criminale altissimo) ma poi è anche da sempre affascinato dalle attrici, tanto che negli ultimi anni ha girato molte storie con protagoniste che fanno quel lavoro, esplorandone la vita fuori dal set. E se c’è qualcosa che accomuna la sua visione è che poi queste attrici siano sempre migliori dei film che fanno. Così è anche la Mira Harberg di Alicia Vikander, interessata, ricettiva, capace di esplorare il contesto nuovo in cui sì trova (l’industria audiovisiva francese) senza lasciarsi abbattere dal fatto che la serie che sta girando (ne vediamo periodicamente le immagini) sia bruttissima.
Privato della parte più evocativa e astratta della sua idea, Irma Vep rimane un copione, ben scritto ovviamente, scorrevole e pieno di dettagli interessanti sul mondo audiovisivo (come anche il film del 1996, rivisto oggi, rivela), che forse è la sintesi della sudditanza che la serialità televisiva ha nei confronti del cinema: essere molto più ampia e accattivante ma non poterne avere la medesima capacità di sintetizzare tantissimo in un pugno di immagini memorabili.