La collina dei conigli: la recensione
Le nostre impressioni sulla miniserie animata La collina dei conigli
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La collina dei conigli (Watership Down) narra del viaggio di un gruppo di conigli costretto ad abbandonare i campi familiari in cerca di una nuova casa. Il viaggio tra le campagne inglesi, solo apparentemente pacifiche, assume ben presto i contorni di un'aspra odissea in cerca della terra promessa. Sulla loro strada, i conigli si imbattono in esperimenti sociali dai risvolti terrificanti, in predatori che mettono a durissima prova la loro determinazione, in formidabili nemici appartenenti alla loro stessa specie. E, ovviamente, nella mano dell'uomo, il nemico tra i nemici.
Eppure il prologo ci lascia ben sperare, con un'introduzione che gioca sullo stile dell'animazione, che ci parla di un dio che elargisce doni agli animali, condannando di fatto i conigli ad un'esistenza di dolori e angosce. Qui si intravede il fascino di un'opera impossibile da categorizzare, ma che certamente racconta ben più di un semplice viaggio di alcuni animali. Tra Esodo e Odissea, tra Lo Hobbit e la distopia, si gioca sulla costruzione dei miti e delle leggende. I caratteri principali sono lo specchio di quelle caratteristiche: Moscardo è l'eroe, Quintilio è il veggente, Parruccone è il guerriero. La collina dei conigli gioca di continuo con gli archetipi e i riferimenti, ma, come detto, la messa in scena scorre via senza valorizzare, o addirittura sminuendo il valore della storia.
Più che un cast di doppiatori altisonante o una canzone firmata da Sam Smith, avremmo gradito una maggiore attenzione al design dei personaggi o una maggiore sperimentazione con la messa in scena. Il film di Martin Rosen – suo anche l'inquietante The Plague Dogs – colpiva immediatamente con un design che, sebbene cartoonesco e talvolta esagerato, sfruttava le sue punte di realismo per inquietare. Su tutte, la decisione di allontanarsi completamente dai classici "occhi disneyani" per restituire qualcosa di più animalesco. Un'animazione grezza si integrava bene, ed esaltava i momenti quasi orrorifici di distruzione e morte che rendevano la fatica immane ed eroica di questi conigli che lottavano strenuamente per sopravvivere.