La Gradiva è la grande sorpresa del Festival di Cannes 2026
Acclamatissimo a Cannes 79 nella sezione Semaine de la Crititique, La Gradiva è un teen movie struggente e potentissimo. Già tra i migliori film dell'anno.
Chi bazzica frequentemente il mondo dei festival lo sa: non si riesce mai a vedere tutto. Bisogna selezionare le proiezioni. Incastrare orari, impegni e appuntamenti vari. Spesso, soprattutto per noi della stampa, si tende a dare priorità ai titoli più attesi. Al concorso, quindi. Mentre per i film delle sezioni parallele, quelle dedicate alla scoperta di nuovi autori, ci si affida al passaparola di chi li ha visti. Oppure, si entra in sala a scatola chiusa sperando di vincere la scommessa.
Quest’anno sulla Croisette c’è stato un titolo che ha cominciato a far parlare molto di sé sin dai primi giorni, e oggi, a festival concluso, resta uno dei più votati da critica e appassionati. E no, non parliamo quei film conclamati e preannunciati mesi prima dell’inizio della kermesse.La grande sorpresa di Cannes 79 (12-23 maggio) viene dalla Semaine de la Critique (per intenderci, da qui l’anno scorso sono usciti due grandi film come La mia famiglia a Taipei e Nino), ed è La Gradiva di Marine Atlan, vincitore - oltretutto - del Grand Prix Ami Paris (sostanzialmente il premio più importante della sezione). Un film girato interamente in Italia, tra Napoli e Pompei, co-prodotto da Bibi Film Tv di Angelo Barbagallo e distribuito prossimamente da Fandango.
Noi, che l’abbiamo recuperato in replica uno degli ultimi giorni proprio grazie al passaparola, siamo rimasti stregati. E possiamo dirlo serenamente: sono proprio queste opere a rappresentare il cuore pulsante di un festival. Quelle che non ti aspetti e che, quando arrivano, finiscono per sorprenderti. Quelle che non vedi l’ora di anticipare. Di parlarne a tutti i costi. E no, La Gradiva non finirà di certo nell’archivio delle visioni cannensi. Al contrario: ce lo porteremo dietro a lungo.La Gradiva, il cui titolo allude al romanzo di Wilhem Jensen del 1902 intitolato Gradiva: una fantasia pompeiana, ha una storia semplice: una classe di liceali francesi parte per una gita a Pompei alla scoperta delle rovine e dei corpi pietrificati dal Vesuvio. Un viaggio che, però, diventerà anche una vera e propria esperienza di crescita personale alla scoperta di sé stessi.
Con una premessa del genere, un altro regista avrebbe riempito il racconto di cliché. Di scene già viste. Avrebbe osservato l’adolescenza con un approccio oltremodo nostalgico. E infine, avrebbe ridotto – in linea con la stragrande maggioranza delle produzioni estere che girano in Italia - Napoli e Pompei in una cartolina patinatissima. Invece, La Gradiva funziona e colpisce perché c’è un’identità autoriale ben precisa. Quella di una regista che ha saputo scrivere con tutta la cura necessaria per un teen movie, seguendo di fatto la strada opposta.
Atlan non forza mai la mano. Non edulcora la pillola. Non cerca il ricatto sentimentale e non alza i toni senza motivo. Ma racconta il passaggio dall’adolescenza alla vita adulta con una sensibilità incredibile, tra slanci improvvisi, primi amori, paure, desideri, scoperte del proprio corpo e di quello degli altri. Ubriacature. Momenti di smarrimento e anche, purtroppo, momenti drammatici. Tutto è vissuto, quindi. Nulla è costruito.
C’è un’autenticità emotiva rara ne La gradiva. E soprattutto, c’è una grande consapevolezza del mezzo nel cristallizzare le emozioni dei protagonisti. Anche quando appaiono confuse e inafferrabili. Ma, appunto, vere. Il tutto è reso ancora più potente dalle straordinarie performance del cast (Colas Quignard, Suzanne Gerin, Mitia Capellier, Antonia Buresi) capace di restituire ogni stato d’animo con una naturalezza disarmante.
E poi, dicevamo, Napoli e Pompei. Mai trasformate in cartolina, ma ritratte nella loro vibrante genuinità. La Gradiva è, in sostanza, uno di quei film che ti ricordano ancora perché è bello perdersi nei festival.