L'amante di Lady Chatterley, la recensione
L’amante di Lady Chatterley rifiuta di essere un manifesto e di stravolgere il classico per trovare la sua ragione nella fortissima sensualità romantica che riesce ad evocare.
La recensione di L’amante di Lady Chatterley, su Netflix dal 2 dicembre
Si tratta di un compito modesto, semplice, ma non per questo meno nobile. Laure de Clermont-Tonnerre lo assolve con un trasporto e una delicatezza che sfiorano il tono poetico di Jane Campion (senza quell’impegnativo fardello morale tipico di Campion - si pensi allo struggente Bright Star) e, pur non prodigandosi in alcuno stilismo estetico riconoscibile, si fa subito poesia per il modo diretto e sensuale, accorto e dolce che ha di guardare i suoi due interpreti principali.
La protagonista è appunto Lady Chatterley, Constance (Emma Corrin), la quale è sposata a un veterano della prima guerra mondiale che ha perso l’uso delle gambe. Rinchiusa nella grande dimora di Wragby Hall, Constance si sente sempre più lontana dal nobile marito e inizia una relazione travolgente col guardiacaccia della tenuta, Oliver (Jack O’Connell), dove il limite tra sesso e sentimento è continuamente in bilico.
L’andamento del film risente un po’ troppo della ripetitività di alcune scene, certamente sacrificabili (la durata di due ore si fa sentire, con un calo di ritmo evidente nel mezzo). Nonostante ciò L’amante di Lady Chatterley è un film che punta tutto sui sensi e la sensualità, riuscendo pienamente nella scommessa.
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