Lasciami andare, la recensione | Venezia 77
Stefano Mordini prova a fondere una ghost story e un dramma personale con Lasciami andare, film di chiusura della 77 Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica
Al centro della trama in stile ghost story c'è Marco (Stefano Accorsi) che scopre che la sua compagna Anita (Serena Rossi) è incinta. Nel passato dell'uomo c'è un matrimonio con Clara (Maya Sansa), finito male dopo una tragedia: il figlio della coppia, Leo, ha infatti perso la vita a causa di un incidente e i genitori stanno affrontando il lutto in modo molto diverso. Marco è diventato alcolizzato e ora cerca di uscire dal tunnel della dipendenza, mentre Clara sembra incapace di trovare un nuovo equilibrio, rimanendo bloccata in un tunnel di disperazione e angoscia. La loro situazione prende una svolta sovrannaturale a causa dell'entrata in scena di Perla (Valeria Golino), la proprietaria della loro nuova casa, che vuole incontrarli sostenendo che suo figlio Giacomo sia entrato in contatto con lo spirito di Leo.
Lasciami andare non riesce a trovare il modo di suscitare brividi e mantenere il mistero legato alla presenza di Leo, rifugiandosi nel facile espediente dell'analisi psicologica dell'elaborazione del lutto da parte dei due protagonisti. A convincere è però, a tratti, la scelta di mostrare dei protagonisti assolutamente "comuni", ben interpretati da Stefano Accorsi e Maya Sansa, alle prese con qualcosa di inspiegabile che li lascia entrambi alla deriva. Dispiace, invece, che la figura di Anita passi rapidamente dall'essere comprensiva e di sostegno all'uomo che ama al rifiuto e alla gelosia nei confronti dell'ex moglie, senza mai offrire a Serena Rossi materiale interessante oltre a quello legato alle sue (brevi) performance canore.
Valeria Golino, inoltre, non può fare molto per dare spessore a un personaggio femminile privo di chiaroscuri e che viene costruito prevalentemente grazie al trucco e ai costumi per mostrarne progressivamente la vera natura.
Non basta tuttavia il fascino di una storia molto personale e della bellezza di una città per risollevare le sorti di un progetto penalizzato dal tentativo di fondere generi diversi senza mai riuscire a entrare in reale connessione con la profondità e la complessità della tematica trattata.