Love After Love, la recensione | Venezia 77
La recensione di Love after Love, il nuovo film diretto da Ann Hui presentato fuori concorso alla 77. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia
Il film è un adattamento di un romanzo scritto da Eileen Chang ambientato a Hong Kong in un mondo alle prese con molti cambiamenti a causa delle conseguenze della seconda Guerra Mondiale e caratterizzato da contraddizioni e contrasti sociali.
La sceneggiatura firmata da Wang Anyi non aiuta il lavoro della regista che si perde, un po' come accade alla protagonista, nel mondo della signora Liang. L'intreccio sentimentale che ruota intorno a George, in grado di conquistare ogni donna che lo incontri, è sviluppato purtroppo in modo superficiale e approssimativo, rendendo il progressivo cambiamento dell'innocente Weilong purtroppo non motivato in modo adeguato. Lo sguardo della protagonista sull'esistenza della zia, sulla sua solitudine e sulla gabbia dorata in cui si è imprigionata, viene rappresentato anche dalle scelte registiche e tramite la splendida fotografia firmata dall'esperto Christopher Doyle, già autore di capolavori come In the Mood for Love, che permette di seguire i cambiamenti emotivi della ragazza e il progressivo calarsi in una realtà che inizialmente non le appartiene affatto.
Il lungometraggio di Ann Hui ha, tuttavia, a proprio favore una suggestiva colonna sonora firmata da Ryuchi Sakamoto e degli splendidi costumi ideati da Emi Wada, che contribuiscono in maniera significativa a ricostruire la vita di Hong Kong nel dopoguerra con una dovizia di dettagli e sfumature davvero encomiabili.
Dopo la visione rimane così un po' di amarezza e dispiacere nell'assistere al modo in cui un talento cristallino come quello di Ann Hui venga un po' messo in ombra da progetti riusciti solo in parte, rimanendo ben lontani dalla carica emotiva e visiva delle opere che l'hanno imposta all'attenzione degli appassionati di cinema in tutto il mondo.