My Spy: La città eterna, la recensione
Accettate le premesse del suo genere My Spy: la Città Eterna è molto più godibile di tutti i suoi simili, perché è fatto con mestiere
La recensione di My Spy: la Città Eterna, il sequel del film con Dave Bautista stavolta in Italia, disponibile su Prime Video
In un film così come prima cosa occorre accettare le premesse, e non solo quelle della trama. Bisogna accettare le premesse del genere proprio, il cinema per ragazzi che è anche cinema “per la famiglia” con qualcosa per ogni membro e una generale idea d’azione un po’ annacquata per non scontentare nessuno. Questi sono film di carisma, in cui gli attori contano tantissimo e devono sostenere un impianto più generico del solito, meno affilato e meno audace, dargli almeno personalità, lavorarsi il pubblico e intrattenere con una performance. Per questo My Spy: la Città Eterna è così sorprendente, perché non è per niente trascurato né generico!
A dirigere c’è Peter Segal, veterano della commedia (ha iniziato con Una pallottola spuntata 33⅓ e ha girato anche Terapia d’urto), che calibra molto bene tempi e gag e dirige con grande maestria Dave Bautista. Che lui sia un ottimo attore con note di commedia eccellenti lo ha dimostrato in I guardiani della galassia, ma qui si cala bene anche in un registro meno demenziale e più mainstream. Ma non solo! È fatta molto bene la parte d’azione, con grande sfarzo e mezzi giusti, a partire da una sequenza iniziale con stuntmen che si lanciano da un aereo, riprese in caduta e poi con coreografie ottime (e meno male, sprecare il fatto di avere Bautista sarebbe stato criminale), anche nel caso dei bambini.