Narcos (terza stagione): la recensione
La recensione della terza stagione di Narcos: il cartello di Cali raccoglie l'eredità di Pablo Escobar, nel nuovo ciclo di episodi della serie di Netflix
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La prima, sostanziale differenza è l'abbandono della prospettiva unica per concentrarsi sull'organizzazione criminale: il cartello di Cali. I due fratelli Rodriguez, insieme ai soci “Pacho” e “Chepe”, raccolgono il trono lasciato vacante da Pablo Escobar, e assumono il controllo del traffico di cocaina verso gli Stati Uniti. Dall'altra parte della barricata, e principale collegamento con le prime due stagioni dello show, ritroviamo l'agente della DEA Javier Peña, ancora una volta impegnato in prima linea. L'intreccio getta nella mischia una serie di personaggi all'apparenza secondari, che tuttavia assumeranno sempre maggiore importanza, come il capo della sicurezza dei Rodriguez, Jorge Salcedo.
La serie del “plata o plomo”, divorata dall'interpretazione strabordante di Wagner Moura – a tratti forse rievocata dal “Chepe” di Pêpê Rapazote – fa un passo indietro. Rinuncia ai manierismi di scrittura e di messa in scena, rinuncia a corteggiare quell'area tra l'ammirazione e la riprovazione che sempre esiste nel genere gangster, e presenta dove può una narrazione più asciutta. Perde qualcosa nel farlo, soprattutto nei primi cinque episodi, ma ne guadagna nel lungo periodo. La prima metà di stagione non offre particolari spunti, muove i personaggi, li presenta a partire dai contorni, per scivolare poco a poco verso il loro cuore più intimo. Scelta, ripetiamo, molto particolare.
Eppure, quando il violento finale del quinto episodio segna la cesura più importante della stagione, sappiamo di essere entrati in un gioco più intenso, del quale conosciamo le regole e i giocatori. La stagione a quel punto ha una crescita inarrestabile, presenta momenti di tensione palpabile, esplode dove può e, quando toglie soddisfazione ai suoi “eroi sconfitti”, ci lascia con loro a soffrire. In questo, gli occhi disillusi di Pedro Pascal suppliscono ampiamente all'assenza del collega Murphy. Curiosa, ma gradita, la presenza in apertura e chiusura di stagione di Edward James Olmos, mentre passeranno senza lasciare impatto le apparizioni di Kerry Bishé (Halt and Catch Fire) e Miguel Ángel Silvestre (Sense8).