Nightmare Cinema, la recensione
La recensione del film antologico Nightmare Cinema, presentato al Lucca Film Festival e Europa Cinema 2019
Il primo degli episodi si intitola The Thing in the Woods e alla regia c'è Alejandro Brugués che propone un racconto inizialmente strutturato come un tradizionale slasher movie con una coppia inseguita da un terrificante assassino in una foresta, dopo un weekend trascorso con gli amici, e prosegue con una svolta inattesa e divertente.
Mashit propone un approccio sanguinoso alla tradizionale storia di possessione: il regista Ryûhei Kitamura non esita a mostrare preti che hanno relazioni inappropriate, bambini demoniaci e apparizioni tra i corridoi dell'istituto religioso terrificanti.
David Slade, dopo il lavoro compiuto in Black Mirror, usa nuovamente il bianco e nero per seguire quello che accade a Helen (Elizabeth Reaser), una donna che sta attendendo il suo appuntamento nella sala di attesa di uno psicologo insieme ai due figli, mentre intorno a lei la realtà sta iniziando a trasformarsi, con persone che assumono aspetti deformati e le superfici che vengono ricoperte di una sostanza oscura.
La totale libertà concessa agli sceneggiatori e ai registi permette a Nightmare Cinema di offrire agli spettatori una panoramica piuttosto ampia dei possibili significati del termine "horror" all'interno del settore cinematografico, risultando senza alcun dubbio interessante per chi ama il genere. Brugués regala, forse inaspettatamente, una buona dose di ironia nel fare a pezzi i clichés degli slasher, pur facendo i conti con un cast non particolarmente brillante. Dante propone invece l'episodio del progetto antologico più aderente con la realtà, proponendo il suo approccio "tagliente" all'ossessione per l'esteriorità e al desiderio di omologarsi a un'idea di bellezza irraggiungibile.
Mashit, firmato dal giapponese Kitamura, non esita a superare i limiti con un confronto tra bene e male che si trasforma in un bagno di sangue che colpisce più per la capacità di non preoccuparsi delle potenziali critiche legate al modo in cui viene rappresentata la Chiesa cattolica e alla decisione di non avere remore nel coinvolgere nel massacro anche dei bambini.
Slade regala l'episodio più affascinante dal punto di vista stilistico e la bravura di Elizabeth Reaser sostiene un viaggio in una psiche fragile che confonde i confini tra finzione e realtà permettendo di dare vita a un thriller psicologico che inquieta e mantiene alta la tensione fino al suo epilogo.
La natura antologica non permette infatti di far evolvere in modo adeguato lo spazio dato al gestore della misteriosa sala cinematografica e lo spettatore rimane con la curiosità di scoprire qualche incubo in più tra quelli conservati dal Proiezionista, esplorando così qualche nuovo lato delle paure umane.