No Activity - Niente da segnalare, la recensione
No Activity - Niente da segnalare si basa sui momenti che normalmente verrebbero tagliati: la noia di un appostamento che genera comicità
No Activity - Niente da segnalare, la recensione della serie comedy su Amazon Prime Video.
Il cast sostiene la serie
Il format è quello australiano di No Activity, serie del 2017, ma l’esecuzione è pienamente italiana nel modo in cui lascia il suo parterre di comici fare ciò che meglio gli riesce e su ciò che articola le battute (dalle raccomandazioni per fare carriera, a un’ossessione per Marcella Bella).
Il primo gancio di No Activity - Niente da segnalare sono i suoi attori. In ogni puntata si alternano volti noti del cinema italiano. Sono nomi che invogliano a dare fiducia e andare oltre ad un episodio pilota non particolarmente riuscito. Questa frammentazione di star porta a una grande differenza tra segmenti e gag sia nello stile che nella riuscita. Qualcuno funziona incredibilmente bene. Emanuela Fanelli, a fronte di battute non sempre brillanti, si afferma come una delle migliori attrici comiche italiane. Il suo tono è in bilico tra uno schietto realismo, in cui vediamo l’attrice dietro il personaggio, e il servizio alla trama. La sua Palmira è in punizione al centralino della polizia. Si trova nel cuore dell’azione, le dicono. In effetti è proprio così: tra colleghe in crisi matrimoniale, un problema con la rabbia da imparare a gestire, e diversi flirt, in quell’ufficio non ci si annoia.
I difetti di No Activity
Non funziona infatti il controcampo: la trama dei ladri in attesa in un magazzino è affidata principalmente a Rocco Papaleo e Fabio Balsamo. La comicità dei due non va mai in sinergia. Lo dicono esplicitamente anche i personaggi: uno ama i giochi di parole, l’altro è disposto a uccidere pur di non sentirli. In generale No Activity - Niente da segnalare fatica ad amalgamare gli stili di comicità, perdendo ritmo e il fuoco di questo esperimento. Certo, si ride più della media delle serie comiche italiane. Peccato però che non si vada mai fino in fondo nel proposito di totale inattività. C’è una sottotrama esile che lega tutte le storie (la retata, appunto, che avvicina i poliziotti ai criminali). Non interessa mai veramente.
Non capita spesso di dirlo. In questo caso i 6 episodi da 30 minuti, rendono No Activity agile e breve, ma sono troppo pochi per farla ingranare veramente. Una formula da vecchia TV, con stagioni più lunghe e continui ritorni allo status quo, con lo stesso numero di comparse illustri, avrebbe aiutato maggiormente ad affezionarsi a questi annoiati personaggi.