Palmer, la recensione
Incapace di andare oltre la propria missione, dare un ruolo intenso a Justin Timberlake, a Palmer interessa più l'attore che il personaggio
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Unico punto interessante di tutta la storia è il fatto che il bambino in questione ha una sessualità fluida per quanto non ancora formata. Fa giochi da bambine con le bambine, si vuole vestire da fatina ad Halloween e tutto in un paesino di provincia non propriamente progressista. L’attore, Ryder Allen, non è niente male come volto e come corpo, e il suo personaggio, a differenza degli altri, è scritto molto bene, pieno di sfumature e con un’interessante disinteresse per la comprensione della propria diversità, ma anzi un’innata e fortissima decisione nell’accettarla per com’è nonostante i problemi che gli pone e l’odio dei genitori biologici che gli attira. Un film su di lui sarebbe stato di certo più interessante. Invece tutto è ad uso e consumo di Timberlake e anche le donne che gli girano intorno esistono come motore della storia (la madre snaturata) o come sparring partner prive di personalità utili a tirare fuori i sentimenti del suo personaggio.
Fisher Stevens, una vita da attore e qui regista, sembra non voler davvero fare questo lavoro. L’indefessa determinazione con la quale Palmer non vuole distinguersi in nulla, la maniera scientifica con la quale ricalca il modello base delle storie di paternità scoperta, mette ogni spettatore nella condizione di attendere esattamente quello che arriverà e misurare quelle attese con il risultato che vedono. E non è un buon paragone.
Soprattutto quando viene calcato così tanto lo scheletro di una struttura base, senza cercare di variare o di nascondere una scrittura così pedissequa è impossibile cedere alla credibilità della storia e rendergli il tributo di commozione che pretende alla fine, con la sua piccola svolta dal grande valore. Se tutti si comportano come si comportano sempre le persone in questi film, se le cose andranno come vanno sempre e se i personaggi cambieranno idea e matureranno un’altra consapevolezza esattamente negli stessi momenti e con le stesse ragioni viste altrove, beh allora sarà difficile proprio che appaiano reali e facile che suonino scritte ad arte.