Picnic a Hanging Rock 1x01: la recensione
Il primo episodio di Picnic a Hanging Rock si muove incerto alla ricerca di una propria identità, affrontando con coraggio l'ingombrante precedente weiriano
Rispetto al rigore sospeso della trasposizione weiriana, questa nuova lettura del romanzo di Joan Lindsay si muove su un terreno dai colori saturi, ricusando l'eleganza più sofisticata in favore di un eclettismo stilistico che attinge a piene mani tanto dal surrealismo grottesco di Twin Peaks quanto dalla leziosità pop di titoli come Mean Girls. L'inedita commistione dà vita, in questo pilota, a un ibrido imperfetto e affascinante, che alterna il galoppo ritmato delle sequenze più riuscite - relative al picnic e alla simbiosi sensuale tra le protagoniste e la natura selvaggia - a qualche passo falso che valica il confine del kitsch per sfiorare pericolosamente il ridicolo.
"Siamo a casa del diavolo", afferma una delle giovani protagoniste, e in queste parole c'è forse più di quanto non appaia a un'occhiata superficiale: il mondo naturale, indomito avversario delle umane logiche e delle relative convenzioni sociali, si staglia nella possente incarnazione di Hanging Rock contro un universo fatto di corsetti e regole, punizioni corporali e continua frustrazione delle pulsioni più istintuali. In questo senso, il diavolo cui si allude appare accostabile all'anticristo descritto da Lars von Trier nel controverso horror con Charlotte Gainsbourg e Willem Dafoe.
Anche qui, la contrapposizione tra Ordine e Caos genera tragedia, come emerge nella concitata conclusione del primo episodio; anche qui, le sovrastrutture sociali crollano miseramente sotto i colpi di frusta dell'impero naturale (antitesi recentemente al centro anche della coraggiosa The Terror). Ecco quindi il diavolo delinearsi chiaramente non tanto come forza maligna, quanto come antipode di una religiosità che impregna, con le sue vessazioni, la vita delle ragazzine nel collegio-prigione di Miss Appleyard (Natalie Dormer).
Seppur tra alti e bassi, questo primo episodio dimostra di aver colto nel segno nel suo dichiarato intento di distaccarsi dal cult cinematografico la cui ombra si estende con immutata forza su qualunque possibile adattamento futuro. Mantenendosi a debita distanza dagli indimenticati riferimenti da cui muove i suoi passi, ha il coraggio di lanciarsi alla ricerca di un sentiero nuovo. Accidentato, ricco di insidie e, per questo, causa di frequenti cadute di stile; tuttavia, per ora, un impavido e riuscito tentativo di generare nel pubblico un senso di mai visto. "Niente risulta mai familiare."