Quicksand: la recensione
La nostra recensione di Quicksand, miniserie svedese di Netflix che racconta i retroscena di una sparatoria in una scuola
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La protagonista della storia è Maja (Hanna Ardéhn), ragazza di buona famiglia che finisce invischiata in una relazione morbosa e pericolosa con Sebastian (Felix Sandman). Il ragazzo, di famiglia molto ricca, ha problemi di tossicodipendenza e un rapporto pessimo con il padre. Maja, con la sua stabilità, potrebbe rappresentare la sua ancora di salvezza, oppure finire invischiata tra le sabbie mobili che danno il titolo alla serie. Si parte dalle conseguenze della sparatoria a scuola, quindi dalla morte di Sebastian, e a quel punto la storia si divide in due. Da un lato seguiamo l'evolversi del processo, dall'altro ripercorriamo e scopriamo la tragica storia tra i due giovani, e gli eventi che hanno condotto al massacro.
Tredici ha una scrittura a tesi, un'agenda di temi da trattare che viene incastrata in una tragica vicenda adolescenziale. Quicksand è più sfumato, ma in quell'incertezza trova un senso la storia che si basa proprio sulla difficoltà nell'inquadrare i personaggi. Sebastian è intrattabile, violento, indifendibile, ma dovremo capire quanto di tutto ciò è stato provocato dalla figura paterna. Maja ne è succube, intrappolata tra il desiderio di essere colei che salverà il proprio ragazzo, che però esercita una forza distruttrice affascinante. E Quicksand procede di pari passo, senza mettere in mostra tutte le sue carte, consapevole che perderebbe tutto il proprio fascino. La consapevolezza sull'accaduto viene centellinata scena dopo scena, fino ad un finale che potrebbe comunque non bastare.