Raised by Wolves - Una nuova umanità (prima stagione): la recensione
Raised by Wolves, la serie diretta da Ridley Scott, è facile da inquadrare ma impossibile da capire fino in fondo
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Raised by Wolves - Una nuova umanità è facile da inquadrare e impossibile da capire. Di suo è l'ennesimo tassello nella carriera di Ridley Scott, che torna ancora alla fantascienza e lavora per la prima volta a una serie tv. Ma soprattutto è una storia futuristica che funge da narrazione biblica e che riprende palesemente quei simboli, riferimenti e temi. Si tratta quindi di una nuova variazione sulle Scritture, come potranno notare tutti gli spettatori ai quali non sfuggiranno gli ovvi rimandi, tra Eden intergalattici e serpenti ingannatori. Affascinante soprattutto nelle prime puntate, affaticato dal dipanarsi dell'intreccio e da una risoluzione che lascia con più perplessità che curiosità.
I primi due episodi, gli unici diretti da Ridley Scott, sono i migliori del lotto. Raised by Wolves riesce nell'obiettivo di localizzare la storia di una nuova Genesi in un altrove che raramente era apparso così alieno. Non tanto per l'ambientazione, quanto per il passo solenne, grave, fortissimo nella comunicazione degli eventi. Come fosse una versione estesa del prologo di Prometheus, lo scenario e la storia non imitano quel che è umano e familiare, ma immaginano davvero momenti forti, emblematici, da grande narrazione mitica. Tutto lo suggerisce e continuerà a farlo fino al finale di stagione.
Amanda Collin è il volto e il corpo di questa serie. Interpreta con fredda rigidità – quando questa è richiesta – il ruolo di macchina madre che per forza di cose assumerà anche attributi divini. Come accadeva in Blade Runner ("Io voglio più vita, padre") e in Prometheus, con quell'osservatore che forse sacrificava il proprio corpo per creare la vita, la storia corre sempre parallela ad un dialogo suggerito tra creatore e creatura. Significativo che qui non sia più il robot a ribellarsi contro il suo creatore, ma quasi il contrario. Questa Genesi somiglia infatti più ad una post-Apocalisse in cui l'umanità è già arrivata al tramonto, al fallimento, sconfitta dalle sue faide interne, anch'esse a sfondo religioso come scopriremo. Il testimone passa ad altri, ma questi robot che scoprono un istinto genitoriale saranno in grado di fare meglio di chi li ha preceduti, o ricadranno negli stessi errori ciclici?
Arrivati al finale, sono i simboli e la violenza a prendere il sopravvento sulla storia. La serie perde parte del suo fascino, alcune soluzioni appaiono un po' kitsch, la coerenza interna fatica parecchio. Decifrare tutti gli indizi della serie è esercizio arduo e forse infruttuoso, considerato che una risposta chiara non ci sarà. O quantomeno arriverà solo nella seconda stagione, già annunciata.