Rick and Morty (quarta stagione, seconda parte): la recensione
Anche con la seconda parte della stagione 4, Rick and Morty si conferma una delle serie più geniali e creative in circolazione
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La domanda è: Rick and Morty aveva bisogno di riscattarsi dopo la prima metà della quarta stagione? Da un lato forse sì, alla fine rimaneva un senso di incompiutezza, e la puntata col drago era uno dei punti più bassi mai raggiunti dallo show. Dall'altro lato no davvero, quelle cinque puntate avevano dei momenti di puro genio, e solo un ambiente vorace e velocissimo come quello della cultura pop su internet poteva affrettarsi a decretare la fine della creatività nella serie. Comunque sia, questi altri cinque episodi sono la conferma necessaria: sono esplosivi, creativi, divertenti, caotici e geniali a più riprese.
Rick e Morty sono strumenti nelle mani di autori che giocano con il caos – che però deve avere delle regole – e di spettatori che divorano il prodotto cult chiedendone sempre di più. L'unico modo per venirne fuori è giocare, e la serie lo fa bene. Lo fa bene nel modo in cui forse capisce che l'idea del drago era davvero sbagliata, e si prende in giro da sola, oppure nel modo in cui riesce comunque a fregare le aspettative dello spettatore. Promortys è una storia di parassiti che fin dalla prima immagine ci illude che stia accadendo altro, e per tutta la puntata lo spettatore è preso in contropiede.
Nel caso di The Vat of Acid Episode, fin dal titolo, si potrebbe pensare ad un bottle episode estremo, in cui per tutto il tempo i due personaggi sono bloccati in una vasca di acido finto. E invece no, la storia va oltre, utilizza una storia che elabora un litigio in una gag che diventa il cuore di un'altra storia. E lo fa con la naturalezza e la fluidità delle migliori gag dei Simpson, di quelle che non si accontentavano di far ridere, ma sulla singola battuta ne costruivano un'altra e un'altra ancora. Rick and Morty qui fa la stessa cosa, ma meglio, nel senso che rimane su quel binario per tutto l'episodio – anche con grande emotività – e solo nel finale tira fuori la punchline visiva che chiude il cerchio.