See: la recensione dei primi cinque episodi
See è un racconto post-apocalittico visivamente affascinante che vede Jason Momoa protagonista in un mondo primitivo popolato di non vedenti
Protagonista di See è Baba Voss (Jason Momoa), un guerriero dal cuore d'oro in fuga da un passato cupo e misterioso. Alla ricerca di quiete familiare, sposa la bella Maghra (Hera Hilmar), una donna che è recentemente arrivata alla tribù incinta del figlio di un altro uomo: trattasi del famigerato Jerlamarel (Joshua Henry), perseguitato con l'accusa di stregoneria a causa di voci che lo vorrebbero dotato del "dono della luce". L'ostetrica Paris (Alfre Woodard) sospetta rapidamente che il nascituro possa avere poteri simili; nascono due gemelli, che Maghra e Baba Voss crescono amorevolmente fino all'amara scoperta: come il loro padre naturale, anche i due bambini possono vedere.
È necessaria una certa sospensione dell'incredulità per poter mandar giù l'affascinante ma non sempre plausibile setting di See; ci sono molti combattimenti spettacolari con la spada in cui i combattenti si spostano in un punto preciso senza alcuna spiegazione di come sappiano dove colpire, o ancora meglio di come distinguano un avversario da un alleato. Il premio per passar sopra a questi dettagli è senz'altro cospicuo e visivamente potente, con Momoa che mette in scena tutta la perizia conseguita grazie a un allenamento con un maestro di combattimento non vedente.
A cinque episodi dall'esordio, dopo alcuni colpi di scena fin troppo intuibili, restano ancora dei dubbi rilevanti su perché l'umanità sia tecnologicamente regredita così tanto. L'equazione generale sembra mettere la disabilità sullo stesso piano dell'incapacità, sebbene l'impressione sia lontana anni luce dalle reali intenzioni dei produttori -che hanno assunto membri del cast e della troupe ciechi o ipovedenti; attendiamo quindi delucidazioni più specifiche su come, esattamente, questa società abbia finito per vivere come 2000 anni nel passato anziché 200 anni nel futuro.
Tra gli elementi più interessanti di See c'è il contrasto dolente tra un'umanità privata della vista e la bellezza mozzafiato degli scenari naturali che si susseguono sullo schermo: foreste lussureggianti, montagne, pianure e cascate, mostrate con la fredda lucidità di chi non può permettersi alcun cedimento lirico, in presenza di un gruppo di personaggi principali quasi tutti non vedenti. Questo, assieme alle solide performance del cast, costituisce il vero punto di forza dei primi cinque episodi di See, che si chiudono su un cliffhanger i cui indizi erano stati già sapientemente seminati; cliffhanger che promette di dare un colpo di timone decisivo a una vicenda che, purtroppo, ha finora visto qualche momento di fiacca, solo in parte riscattato dalla bravura degli interpreti - su tutti Momoa, Hilmar e l'inquietantissima Hoeks.
Al di là di qualche ingenuità di scrittura legate a un setting certamente difficile da gestire, See - recentemente rinnovata per una seconda stagione - è magnetica e coinvolgente, e promette in queste prime puntate un'epopea ricca di stimoli estetici e tematici, costellata di scene di battaglia impressionanti e ambientata in un futuro distopico splendidamente reso, con ambizioni visivamente spettacolari che nulla hanno da invidiare rispetto a quanto proposto dal cinema. In questo senso, vale davvero la pena continuare il nostro viaggio al fianco di Baba Voss e della sua bizzarra famiglia.