Shining Girls, la recensione
Shining Girls diluisce una brillante idea di base in una stagione troppo lunga, dando vita a un prodotto raffinato ma discontinuo
Chiunque abbia osservato con un minimo d'attenzione l'evolversi del mondo dell'audiovisivo negli ultimi anni avrà notato, con piacere o preoccupazione, l'ascesa al potere dei prodotti seriali, fino a qualche anno fa considerati - salvo rare eccezioni - figli cadetti del Gran Padre Cinema. Il fenomeno non è, di per sé, negativo; ha infatti consentito la trasposizione di storie che, nella concisa finestra della durata di un film, non avrebbero avuto avuto il necessario ossigeno per fiorire.
È proprio questo il problema principale di Shining Girls, thriller soprannaturale targato Apple TV+ che vanta un cast che, già di per sé, fa guadagnare alla serie il diritto di un'occhiata. Nel ruolo della tormentata protagonista Kirby troviamo Elisabeth Moss, smessi i panni della vessata paladina di The Handmaid's Tale e calata nel ruolo di una giovane sopravvissuta al feroce attacco di un serial killer.
Burro spalmato su troppo pane
Le parole di Bilbo Baggins in La Compagnia dell'Anello ben descrivono ciò che si prova guardando Shining Girls: "Mi sento sottile, quasi stiracchiato, come il burro spalmato su troppo pane." Non siamo dinnanzi a un prodotto sciatto o privo di forza drammatica, anzi; la parabola di Kirby mescola con sapienza gli stilemi del thriller tradizionale a quelli del racconto paranormale, intrecciando le linee temporale per generare, nello spettatore, una confusione che è perfetta eco di quella della protagonista.

Una potente metafora
Al di là dell'intreccio investigativo, che procede in parallelo con la scoperta del passato del serial killer cui Kirby e il reporter Dan Velazquez (Wagner Moura) danno la caccia, la linfa vitale della serie risiede nell'efficace metafora di cosa significhi sopravvivere a un'aggressione. Sfruttando una frammentazione soprannaturale del presente della protagonista, Shining Girls ci offre uno spaccato di dolore e impossibilità di tornare alla realtà.
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Intermittenza
Optando per una dilatazione narrativa non sempre felice, Shining Girls garantisce però al suo pubblico una straordinaria gemmazione di particolari. Gli oggetti assurgono al ruolo di segnalibri visivi, comparendo e scomparendo all'interno di scene cronologicamente distanti. Stratagemmi utili per tenere le fila di un racconto complesso, che arriva persino a toccare la teoria del multiverso. Alte, altissime ambizioni, non sempre concretizzate.
Seppur ricca di elementi splendidamente coreografati e sorretta dalle performance vibranti del suo cast, Shining Girls anela inutilmente all'eccellenza, ammiccando al miglior cinema fincheriano senza il coraggio della sintesi. A dispetto del titolo, ci troviamo di fronte a un prodotto la cui brillantezza è dispersa tra i flutti di un lago troppo ampio. Smarrita la possibilità di un bagliore costante, restiamo comunque affascinati dai suoi sporadici, intermittenti lampi di luce.