Spider-Man: Across The Spider-Verse, la recensione
Nel mondo di Spider-Man: Across The Spider-Verse la forma regna e tutto pare nascere dal tratto dando vita a qualcosa di diverso ogni volta
La recensione di Spider-Man: Across The Spider-Verse, in sala dal 1° giugno
Miles Morales nella sua dimensione è ormai Spider-Man da un po’ di tempo e si trova a combattere un villain abbastanza ridicolo. Già questo, un uomo trasformato in un essere che crea buchi dimensionali come portali, sembra concepito a partire dalle possibilità di animazione che consente. Il montaggio, la scansione delle scene che lo riguardano e la complessità delle colluttazioni sono difficili da immaginare scritte ma hanno un grandissimo senso di piacere epidermico, di gioia della gag e di delirio di montaggio quando lo si guarda. Proprio questo villain e una visita di Gwen da un’altra dimensione (la sua, in cui tutto è pittorico in un match perfetto con la malinconia della sua vita) innescano una crisi tra dimensioni che porterà Miles Morales a prendere decisioni radicali per salvare non gli altri ma sé stesso e la propria storia.
Questa trilogia di Spider-Man è tutta fondata sull’eterogeneità, cioè sul fatto che esistono tanti Uomini Ragno diversi, ognuno con un tono diverso, un carattere diverso, un mondo diverso e soprattutto un tratto diverso. E lo stile dell’animazione sembra proprio cibarsi di eterogeneità in Spider-Man: Across The Spider-Verse più che mai. Sono questi film che affermano il dominio della forma sulla storia anche se poi a scriverli ci sono due degli sceneggiatori con maggiore personalità disponibili nel mondo dei blockbuster: Phil Lord e Chris Miller.
Eppure la sceneggiatura, per quanto cruciale e come detto molto stratificata, è in Spider-Man: Across The Spider-Verse secondaria, serve a gonfiare un film che tutto quel che di eccezionale ha da dire (e non è poco, come già avveniva per il precedente) lo dice con l’animazione, uno che non solo afferma il dominio della forma ma che sceglie di essere radicale, il più radicale possibile per un cinecomic, immaginando che un film tratto dai fumetti possa essere influenzato dal tratto tanto quanto lo possono essere i fumetti stessi.
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