Lo strangolatore di Boston, la recensione
La recensione di Lo strangolatore di Boston, film crime tratto da una storia vera scritto e diretto da Matt Ruskin, con Keira Knightley
La recensione di Lo strangolatore di Boston, su Disney+ dal 17 marzo
Di fatto Lo strangolatore di Boston racconta esclusivamente l’indagine e per niente le persone che la animano. Tra scartoffie, sequenze in ufficio e scene del crimine, quello che vediamo di Loretta McLaughlin è esattamente quello che avremmo potuto immaginare leggendo del caso in altri modi. Non attraverso un film.
Forse l’intento era quello di fare un film asciutto, che andasse dritto al punto senza perdersi in troppi personalismi. L’idea è anche giusta di per sé, peccato che il “capitale umano” di chi viene coinvolto nelle indagini, quando si tratta di film crime hollywoodiani (che è oggettivamente quello che questo film é!) è a dir poco essenziale: lo è per settare il conflitto della storia, il tema, creare empatia e tensione… senza questa componente umana manca il tocco che rende dei fatti una storia. E allora che senso ha fare un film?
Ecco, nel momento in cui il realismo si veste da finzione ben più elaborata e complessa (appunto, Fincher) non ci si può non aspettare da Lo strangolatore da Boston qualcosa che non è. Puntando troppo in alto e nella direzione sbagliata di fatto Matt Ruskin si frega da solo, e mentre si affanna ad essere un regista che non è perde di vista chi potrebbe essere. La regia è corretta ma statica, priva di idee, di intenzioni: e così le scene si ripetono infinitamente le une uguali alle altri fino alla risoluzione finale.
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