Supergirl, la recensione: una Super protagonista per una storia fin troppo normale
Milly Alcock è il punto di forza supremo di Supergirl, mentre la sceneggiatura purtroppo non riesce a brillare allo stesso modo
A sei mesi dal primo trailer, Supergirl è arrivato al cinema il 25 giugno 2026. Si tratta del secondo grande tassello della nuova visione cinematografica di James Gunn e Peter Safran dell'universo di Superman e soci con protagonista Milly Alcock. Il film, diretto da Craig Gillespie e scritto da Ana Nogueira è un libero adattamento de La donna del domani, graphic novel del 2021 di Tom King e Bilquis Eveley (coi colori di Matheus Lopes) e porta finalmente in sala la cugina di Kal-el dopo i vari exploit televisivi. Come se la sarà cavata Kara? Il DC Universe avrà scoccato la giusta freccia?
Ecco Supergirl!
Supergirl è ambientato qualche tempo dopo i fatti accaduti in Superman. Kara e Krypto sono su un pianeta col Sole Rosso, così che la ragazza possa perdere i poteri e darsi all'alcool durante la settimana del suo compleanno. La gioia e dissolutezza della Kryptoniana viene però interrotta da Ruthye, originaria del pianeta, che ha perso tutta la propria famiglia a causa di Krem delle Colline Gialle e della sua banda di predoni. È lo stesso mercenario che decide di rubare la nave di Kara e avvelenare Krypto, costringendo così Supergirl a imbarcarsi in un viaggio di 72 ore per recuperare l'antidoto. Inizia così un'epopea spaziale che porterà le due ragazze su diversi pianeti, esplorando forze e debolezze dei Kryptoniani in base ai soli presenti, aggiungendo un ulteriore tassello al nuovo universo DC.
Da lettore (e fan) del fumetto, ora capisco perché hanno deciso di abbandonare il sottotitolo (per l'appunto La donna del domani) optando per solamente Supergirl: se l'incipit della storia è praticamente lo stesso della graphic novel, il resto è a tutti gli effetti un adattamento. Purtroppo, alcuni cambi di trama e aggiunte alla stessa vanno a smorzare non solo il messaggio trasmesso, ma anche la drammaticità di alcuni momenti.
L'intero personaggio di Krem, interpretato da Matthias Schoenaerts, è ridotto a un brigante spaziale accerchiato dai soliti sgherri utili solo come carne da macello. Si è persa tutta la gravità del personaggio, non incute timore, ed è sicuramente il punto debole del film. La sceneggiatura cerca di dargli un altro layer di lettura, aggiungendo una sottotrama in simil Mad Max che però risulta appiccicata in maniera raffazzonata in fase di montaggio.
Lo stesso si può purtroppo dire del tanto atteso Lobo di Jason Momoa. Ora, io sono contento che l'attore abbia finalmente realizzato il suo sogno, ma per quanto si sia calato bene nel ruolo, la presenza di Lobo nel film ha peso nullo, e la situazione si sarebbe risolta comunque anche senza di lui.
Fortunatamente però nel cast c'è Milly Alcock. L'attrice è calata alla perfezione nel ruolo, sia nei momenti comici che in quelli drammatici. Una forza a schermo che riesce anche a far distogliere lo sguardo da quello che non funziona.
Questa versione di Supergirl è più cinica e un po' più punk rispetto alle precedenti interazioni. Rispetto al Clark di David Corenswet ha avuto un'educazione completamente diversa. Sono proprio questi frammenti del suo passato uno dei punti più interessanti del film. In Supergirl ci sono gli ultimi anni di Krypton, con i pochi superstiti che cercano di sopravvivere a una piaga mortale, l'attenzione poi si sposta sulla stessa Kara e i suoi primi giorni sulla terra, oltre che in diversi confronti col cugino. Sono i momenti di cui volevo sapere di più, e che invece il montaggio decide di centellinare durante la meno interessante trama principale.
La presenza di Corenswet è l'altro punto di forza del film di Gillespie. Superman è solare, un po' goffo, così come ce lo ha mostrato James Gunn lo scorso anno, ma vuole bene alla cugina, e farebbe di tutto per lei. La chimica tra i due attori è notevole, trasmette delle ottime vibrazioni sul futuro. Forse a Supergirl è mancata qualche interazione in più, qualche momento aggiuntivo di confronto sul dolore, di dialogo, anche simile a quelli presenti. Qualcosa che desse peso alla trama piuttosto che solamente ai suoi protagonisti.
La prima volta di Gillespie
Devo dire che Craig Gillespie alla sua prima prova con un cinecomic si è comportato in maniera onesta, facendo quanto meno il minimo sindacale. I momenti più intimi, quelli di relazione tra i personaggi, sfruttano inquadrature più ravvicinate, cercando di trasportarci proprio al fianco degli attori. Ci riesce in parte, a causa di un montaggio che purtroppo cerca di far stare tutta l'avventura in un minutaggio di meno di due ore. Le scene d'azione riescono a intrattenere, anche se in alcuni momenti avrei preferito che la camera avesse lasciato un po' di spazio per respirare alle varie coreografie. C'è anche un combattimento in slowmotion che sfrutta in maniera sufficiente la velocità di Kara, regalando qualche colpo memorabile. Le inquadrature funzionano e gli elementi prostetici fanno il loro sporco lavoro in aiuto della CGI. Gli alieni sono credibili, sia quelli copiati dalla graphic novel sia quelli inediti creati apposta per questa pellicola, dando ulteriore credibilità a questa galassia. Lo stesso purtroppo non si può dire dei colori. La colorazione resta sempre la stessa per praticamente tutto il film. Se il Superman di Gunn era colorato, questa Supergirl di Gillespie è più sporca anche nella fotografia. Questa lente ocra viene sostituita solo dalla luce dei soli che, come ho già scritto, vanno via via ad agire sui poteri e sulle caratteristiche di Kara.
C'è un'altra cosa che non mi ha convinto a pieno, ed è la scelta delle canzoni su licenza da utilizzare durante i combattimenti. Se Gunn è un maestro nell'accoppiare musica e momento, credo che Supergirl invece si stagli tra i tanti vorrei ma non posso venuti dopo Guardiani della Galassia. Alcune canzoni semplicemente non seguono il flow delle coreografie, distogliendo l'attenzione piuttosto che accompagnare la scena alla sua conclusione. E questo rende il film solo una pallida copia di qualcosa di già visto.Insomma, quel che rimane dopo la visione di Supergirl è sicuramente la performance di Milly Alcock. La giovane attrice ha dimostrato di poter dare una nuova dimensione al personaggio, portandone a schermo sfaccettature comiche e drammatiche. L'intesa con Corensweet e la credibilità durante le scene d'azione sono un ulteriore stimolo a volerne di più, e fortunatamentebasterà aspettare un solo anno. Purtroppo il film in generale non è riuscito a lasciare il segno che volevo, e anzi ha appiattito una delle migliori storie degli ultimi anni adattandola in maniera poco incisiva e meno emozionante. Rivedrei volentieri la Kara di Milly Alcock in un'altra avventura, sperando questa volta possa spiccare il volo del tutto e non sollevare solamente un polverone color ocra.