Terminator: Destino Oscuro, la recensione
La saga riparte dal secondo film ma Terminator - Destino Oscuro non ha forza a sufficienza per non essere schiacciato dal fan service
Terminator: Destino Oscuro, di Tim Miller - la recensione
La saga di Terminator è una delle più confuse e incasinate tra le molte di cui siamo testimoni, sembra prendere una direzione diversa a ogni film, viene continuamente chiusa e riaperta, uccisa e rianimata fino a sembrare uno zombie che con ogni risveglio è sempre più la parvenza di quel che era in vita. Terminator: Destino Oscuro è l’ultima incarnazione e riparte da Terminator 2: Il giorno del giudizio, cancellando tutto quello che è stato raccontato nei film successivi. È un secondo sequel/reboot. O un refresh del franchise. O un sidequel della saga.
La storia sembra scritta per rispondere a una serie di domande superflue come: “Cosa accade a un Terminator quando completa una missione? Come continua a vivere nel passato?”, oppure “Sconfitto Skynet non abbiamo creato altre intelligenze artificiali?”. Tutto ci porta alla ripetizione delle dinamiche del primo e secondo film, con due Terminator mandati dal futuro, uno per uccidere e uno per proteggere, più i grandi vecchi (Linda Hamilton e Arnold Schwarzenegger) che si uniscono alla festa come consulenti esterni. Il nemico è simile al T-1000, con un twist che ne aumenta la pericolosità (e diminuisce l’originalità).
I personaggi sono quindi divisi in una parte che rappresenta la vecchia saga e una parte che rappresenta quella nuova, ma entrambe sembrano mancare il punto e invece che rilanciare il fascino dei film di Cameron lo dissolvono. La nuova donna braccata e la nuova ragazza mandata a proteggerla (stavolta un umano potenziato da parti robotiche) ribaltano il gender per affermare che una donna non conta solo perché deve mettere al mondo un uomo, e nel fare questo dimostrano di non capire quanto femminismo ci fosse in Terminator 1 e 2, quanta affermazione di girl power Cameron avesse iniettato in quella storia. Che l’obiettivo sia salvare un uomo non è in contrasto con il femminismo, tanto quanto il classico eroe maschile che salva la donna non è certo femminista.
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