The Book of Boba Fett, 1x01: la recensione
The Book of Boba Fett inizia con le tante rinascite del suo protagonista in un prologo senza troppe parole, ma che non arriva dritto al punto
Pochi dialoghi per un uomo di poche parole, The Book of Boba Fett inizia con un'apprezzabile sintesi visiva, ma non arriva subito al dunque. Mentre si risponde alla domanda su come abbia fatto il cacciatore di taglie a sopravvivere alla fatale bocca del Sarlacc, si assiste a una nuova storia di origini; l’ennesima per il personaggio, che letteralmente risorge dalla terra come una persona nuova. Un passaggio essenziale per dare sin da subito un aspetto da guerriero sopravvissuto, magari cambiato anche dall’esperienza, con cui si può minimamente empatizzare. Cosa che mai, prima d'ora, era stato possibile fare.
Per questo The Book of Boba Fett si trova ad assolvere il duplice compito di imbastire un viaggio che sia appassionante (intuiamo che il tema sarà la sua ascesa a signore del crimine) e sistemarne il passato. E vuole farlo contemporaneamente. In pratica: creare una personalità dentro a un bell’elmo e una bella armatura in grado di vendere giocattoli. Intrecciarlo con il presente narrativo portandolo al centro. Dandogli piena ragion d'essere.

I primi segnali non sono però incoraggianti. È inspiegabile la decisione di concedere così tanti minuti a Temuera Morrison a volto scoperto. Svogliatissimo e troppo sintetico nella sua recitazione, mostra il fianco non appena arrivano i primi dialoghi, pronunciati tutti con solennità, ma senza alcuna sfumatura. Persino la sofferenza, colonna portante dell’episodio, è simulata in maniera cartoonesca. Come ad esempio quando viene trascinato per chilometri nella sabbia e fa una smorfia come se avesse un leggero fastidio lungo la schiena. Manca la patina cinematografica, la luce negli occhi che fa la grande epica.
Anche la Fennec Shand di Ming-Na Wen è una spalla che sembra venire da quella televisione di serie B, che si concentra su figure stereotipate, stando sempre lontana dai primi piani, ma che si posiziona nel punto ideale per generare un’infinità di intrecci. I migliori comprimari sono quindi le creature nella sabbia, gli edifici, i pianeti. Sono loro che rilanciano sempre la posta in gioco e contribuiscono alla formazione dell’eroe.
Resta infatti la sensazione che, oltre l’altissima qualità realizzativa, oltre il palese amore per il personaggio e le ambizioni di coprire un arco di tempo ampissimo, ci sia ancora poco da raccontare. Questo episodio pilota appare quindi come un divertimento riuscito per i fan. Si gode nell’avere risposte a domande antiche e altre di cui, in realtà, non sapevamo di avere bisogno: ad esempio come si sopravvive nel deserto (pur nella goffaggine della scena in cui scavano giusto in superficie per trovare rifornimenti d’acqua). Per tutti gli altri, gli spettatori che passano di lì incuriositi dai grandi effetti speciali e dal marchio Star Wars, c’è ancora ben poco a cui aggrapparsi per voler restare su questo treno.