The Crown (quarta stagione): la recensione
La quarta stagione di The Crown rimane fedele ai suoi temi, e questa è la stagione di Diana Spencer e Margaret Thatcher
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Nessuna serie può essere ridotta ad un puro lavoro di casting, ma quello di The Crown è davvero straordinario. Questa serie Netflix, che ogni due stagioni si rinnova del tutto, e che già con questa quarta stagione dà l'addio a tutti i suoi interpreti, trova in un cast ispiratissimo la punta di diamante del progetto. Un progetto che si conferma ancora una volta in questi dieci episodi, che raccontano uno spaccato storico fondamentale (ma quale non lo è?) della storia recente. Su questi anni, oltre la Corona, brillano due figure agli antipodi, due donne a modo loro straordinarie: Diana Spencer e Margaret Thatcher. Questa è la loro stagione.
La stagione inizia alla fine degli anni '70 e prosegue fino ai primi anni '90, utilizzando come coordinate storiche il governo della Thatcher. Sullo sfondo della dottrina del thatcherismo avvengono vari eventi: la disoccupazione e la contestazione, la crisi delle Faulkland, il matrimonio tra Carlo e Diana, i rapporti con il Commonwealth. Emma Corrin (Diana) e Gillian Anderson (la Thatcher) sono i volti che definiscono la ricostruzione di quest'epoca, e lo fanno a partire da un grandissimo lavoro di reinterpretazione di due icone così vive nella memoria. Un lavoro diverso.
Emma Corrin è la leggerezza, la genuinità, la fanciullezza calata in un mondo ipocrita. Il suo sorriso e i suoi occhi annientano ogni resistenza esterna, ma faticheranno senza posa nelle mura che le dovrebbero essere amiche. Qui, più che di spoiler sulla trama, si parla di pura cronaca storica, e le divergenze interne e l'insoddisfazione sono cosa nota, come l'equilibrio di un matrimonio che da subito è stato a dir poco traballante. Emma Corrin – al contrario del suo personaggio – non soffre mai il peso del nome che porta: è una presenza leggera, sincera, che dona freschezza ad ogni momento.
Per il resto The Crown è la serie che conosciamo da anni, sofisticata, ricercata, piacevole da vedere. Ci sono queste due grandi trame che vanno avanti per tutta la stagione, ma la serie sa essere episodica in modi molto particolari. Sceglie un tema, un evento, una situazione, e ne fa il perno di un intero episodio. In questo modo riesce a raccontare tra le altre cose in un contesto familiare (per quanto di una famiglia così diversa da tutte le altre) la genitorialità, la maturità, la vergogna.