The Crown (seconda stagione): la recensione
The Crown si conferma nella seconda stagione, e lo fa distinguendosi da qualunque altra serie in onda al momento
Dal 2017 sono Web Content Specialist l'area TV del network BAD. Qui sotto trovi i miei contatti social e tutti i miei contenuti per il sito: articoli, recensioni e speciali.
CORRELATO - The Crown (prima stagione): la recensione
I dieci episodi che compongono la seconda stagione raccontano una nuova fase della monarchia di Elisabetta II. A cavallo tra gli anni '50 e i primi anni '60, la regina deve conciliare il proprio ruolo di sovrana con quello di madre e moglie. Lo scopo è quello di preservare il valore dell'istituzione da lei rappresentata, e di farlo di fronte ad un mondo che cambia velocemente e non si attarda a dare la mano alle strutture del passato. La crisi di Suez, gli scandali in patria, la presidenza Kennedy, la perdita di prestigio della vecchia Inghilterra al sorgere delle nuove Superpotenze mondiali, tutto questo impone una riflessione, lenta ma inesorabile, che si sbroglia nell'arco di quasi un decennio. La Corona non ne uscirà indenne, ma forse sarà più consapevole dei propri limiti.
Quella prospettiva storica che spesso si rivela una trappola per adattamenti che o ne sono ingabbiati o affondano nella retorica, qui viene affrontata con una lucidità invidiabile. Non si tratta mai di narrare una storia che basta a se stessa e che gioca sul piacere della consapevolezza dello spettatore, ma di scavare nelle nicchie di possibilità offerte dalle ombre di palazzo. Se Elisabetta, in quanto persona, è soverchiata e costretta in ogni istante dalle imposizioni del proprio ruolo, la regia affonda nella sua psicologia come in quella degli altri caratteri, sollevando un velo su parole non dette, rabbia repressa, desideri inconfessabili. E su tutto cade una patina di rigore, sofisticatezza, capacità di raccontare le urla tramite il silenzio. Anche la serie, come i suoi personaggi, non alza mai la voce.
O se lo fa utilizza la colonna sonora di Hans Zimmer (tema principale) e Rupert Gregson-Williams, un'ispirazione e un supporto fondamentale per i momenti più enfatici in cui si sposa con un montaggio di alto valore. The Crown riesce a fare propria la Storia, quella con la s maiuscola, e a consegnarla senza mai far trapelare un intento pedagogico o didascalico, ma sovrapponendovi una dignitosissima drammatizzazione degli eventi reali. Il resto vien da sé, e qui torniamo a quanto detto all'inizio. Il lavoro sulla ricostruzione, i costumi, la messa in scena, la fotografia è incantevole. Claire Foy per ovvi motivi spicca nel cast, ma ognuno, da Vanessa Kirby a Matt Smith, sa prendersi il proprio posto al momento giusto lasciando sempre trapelare una personalità profonda che trabocca rispetto ai limiti dell'etichetta di palazzo.