The Night Of 1x03, "A Dark Crate": la recensione
Ecco la nostra recensione del terzo episodio della prima stagione di The Night Of, intitolato A Dark Crate, in cui Naz fa le prime traumatiche esperienze nell'ambiente carcerario
Nel suo nuovo habitat, il ragazzo non può certo contare su molti alleati: con un'efficacia registica già manifestata ampiamente nei primi due episodi, il clima di imminente sciagura che grava su Naz diventa quasi insopportabile, toccando più volte vertici di tensione che fanno temere un imminente pestaggio o stupro del giovane. Spiccano, in tal senso, la scena in doccia, pervasa da un senso di sospensione angosciante, e quella in cui il ragazzo si trova faccia a faccia con Freddy (Michael K. Williams, già visto in The Wire e Boardwalk Empire), new entry di questa settimana ed ennesimo personaggio che si muove in una zona grigia tra il bene e il male.
Il che ci porta a quella che è, indubbiamente, la scena più intensa della puntata: il faccia a faccia tra Stone e il suo (ormai ex) cliente, in cui emerge, senza ombra di dubbio, il legame di fiducia e di germinale affetto stabilitosi tra i due uomini, a dispetto delle ambizioni del primo e della riservatezza del secondo. Per Stone, allontanato dal caso ma in procinto di essere contattato dai soci del padre di Naz, ansiosi di denunciare il ragazzo pur di riavere il proprio taxi, sembra infrangersi un sogno appena sbocciato, quello di poter gestire, finalmente, un caso superiore alle risibili scaramucce legali di cui si occupa giorno per giorno. L'occasione di una vita, vanificata da un avvoltoio incipriato in gonnella.
Ancora una volta, la linfa vitale dell'episodio è garantita dalle eccelse performance attoriali di tutto il cast: dalla paura venata di fascinazione di Naz, meravigliosamente ritratta da Riz Ahmed, alla rassegnata malinconia dello Stone di Turturro, impossibilitato a occuparsi del ragazzo così come apparentemente inadatto ad allevare il gattino "orfano" della defunta Andrea Cornish, destinato a essere soppresso in dieci giorni. Il parallelo tra il micio in gabbia e Nasir è fin troppo immediato, ma aggiunge spessore a una sceneggiatura che usa la metafora con parsimoniosa cura. Lode, inoltre, alla new entri Michael K. Williams, in grado di dipingere con pochi tratti un personaggio ambiguo come Freddy, ben incastonato nella vaghezza psicologica che fa da padrone in The Night Of.