The Walking Dead 4x09 "After": la recensione
Ritorna The Walking Dead, con un episodio di transizione poco convincente
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Che After sarebbe stato un episodio di transizione era altamente prevedibile. La serie non ha mai brillato esattamente per ritmi veloci, e la tentazione di ricavarsi un'isola narrativa felice che giustifichi la durata di sedici episodi è troppo ghiotta per lasciarla andare. E la sensazione, dato che abbiamo rivisto solo tre dei protagonisti principali, è che anche la settimana prossima il discorso non sarà troppo diverso. Rick, Carl e Michonne, separati per tutto l'episodio, si ritroveranno in conclusione. Ciò che accade loro in questo frangente, tanto a livello concreto, quanto a livello più emotivo, in seguito alla caduta della prigione, è la linea lungo la quale si muove la narrazione.
Questo è il problema di The Walking Dead. Non lascia alcuno spazio per la riflessione, per la decifrazione di ciò che si sta guardando. Anche Michonne, che è sempre stato uno dei personaggi migliori della serie, subisce questo trattamento. Lasciando stare questioni, anche ingiuste e inutili, sul fatto che se l'esercito fosse stato armato di katana anziché di fucili forse l'apocalisse zombie si sarebbe potuta evitare, ma è una scorciatoia emotiva non da poco quella di buttare lì un flashback/sogno (per ovvi motivi non si tratta di un vero ricordo) sul passato della donna per poi rilanciare il tutto un paio di scene dopo con un monologo fuoriposto e forzato. Una scorciatoia che, in quanto tale, non ci colpisce, non ci può colpire.
Rimane un po' di rabbia. Rabbia per quello che potrebbe essere uno dei migliori show in televisione, che ne avrebbe tutte le potenzialità, e invece arranca da quattro stagioni mostrandoci in fondo persone che entrano in case, trovano zombie all'interno, cadono per terra e riescono a fuggire per il rotto della cuffia.