The Walking Dead 4x10 "Inmates": la recensione
Episodio anonimo per The Walking Dead, nel quale reincontriamo gli altri superstiti
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La rigida separazione tra le storyline, quattro in tutto, che compongono l'episodio, trova riscontro in una narrazione che, in maniera opposta alla scorsa settimana, non incrocia le vicende dei protagonisti, ma le condensa in quattro rigidi blocchi. Risultato sono quattro miniepisodi, frutto della collaborazione di due sceneggiatori, Matthew Negrete e Channing Powell, che già avevano lavorato, separatamente, in questa stagione sulla scrittura di Indifference e Internment.
Tyreese, Lizzie e Mika vagano tra i boschi. Chad Coleman si conferma interprete inadeguato per il proprio personaggio, ma forse è la scrittura a penalizzarlo, difficile dirlo, mentre nelle azioni di Lizzie, che tappa la bocca senza troppi complimenti ad una rediviva Judith, riecheggia l'asprezza dell'headshot di cui era stata artefice nel midseason finale. Difficile distinguere tra volontà e occasionalità con un personaggio simile, che ci giunge esasperato e fuori di testa, ma che forse vorrebbe essere dipinto come forte. Judith intanto, ancora viva. Non si tratta di una completa sorpresa, e la stessa regia di Tricia Brook pare confermarcelo, rifiutandosi di sottolineare la scoperta, a differenza di altri momenti della puntata. Che fuggendo dalla prigione Tyreese tenesse tra le mani qualcosa, forse un fagottino, erano in molti ad averlo notato, ma ciò che rimane è soprattutto la conferma di una scrittura statica, che in un contesto narrativo che non brilla esattamente per novità, si priva anche dei più piccoli schiaffi al senso di ciò che andrebbe o no mostrato o raccontato.
I neonati non si toccano, e va bene, e va bene anche accettare come la sofferenza di Rick sia stata forse eccessiva, ma, a posteriori, ciò a cui abbiamo assistito finora, nella quarta stagione, è stata una sequenza di avvenimenti o poco incisivi o troppo già visti. The Walking Dead è in una modalità di restart continuo, che procede per accumulazione di situazioni troppo simili (il posto sicuro destinato a crollare, il nemico che ritorna solo per rimescolare le carte e far ripartire il loop ancora una volta). E in tutto questo emerge anche un nuovo particolare: la difficoltà per la serie di privarsi dei propri caratteri. Tolto il sacrificabile Herschel, non certo uno dei beniamini dei fan, l'attacco alla prigione non ha pagato, dal punto di vista della sceneggiatura, il prezzo per un restart simile. Va bene far ripartire tutto ancora una volta, ma qualcosa dovrà pur cambiare. In parole povere, qualcuno dovrà morire per dare un senso al tutto, per eliminare questa fastidiosa sensazione di déjà-vu, per pagare il prezzo di una nuova separazione destinata a ripercorrere tutti i passi che abbiamo già visto così tante volte nella serie.