The Walking Dead 4x11 "Claimed": la recensione
Sempre poco curato nella scrittura e nelle caratterizzazioni, The Walking Dead continua a non funzionare
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In una serie nella quale la componente della transizione, intesa come passaggio da una fase ad un'altra, da un luogo all'altro, non è solo occasionale, ma fondamentale nell'alternarsi ai momenti di stallo, Claimed non si differenzia da molti, troppi altri episodi dello show. Canonico nell'esecuzione, prevedibile nell'intreccio, non può essere etichettato come filler assoluto per una piccola, ma fondamentale affermazione compiuta ad un certo punto da un personaggio. Ciò tuttavia non lo salva dall'affondare nel già visto, nell'incoerenza dei caratteri, in quella tensione delle situazioni e dei dialoghi tanto artificiosa quanto irritante che, dopo altri quaranta minuti grattati via dall'obiettivo stagionale, ci lascia con un pugno di mosche in mano.
Va meglio con Glenn e compagni. Le persone incontrate infatti (un sergente di nome Abraham, una Lara Croft messicana di nome Rosita e uno scienziato imbarazzante tanto nell'aspetto quanto nei comportamenti di nome Eugene) sono in viaggio verso Washington per una missione di vitale importanza. Eugene avrebbe scoperto l'origine della malattia che sta uccidendo il mondo. Quando Glenn chiede spiegazioni, nonostante siano solo in cinque nel mezzo del nulla e nonostante la possibilità di comunicare sia inesistente, gli viene risposto che è top secret. Dopo aver desistito, piuttosto in fretta, decide di andare a cercare Maggie, il sergente gli spiega che probabilmente è morta e lui gli salta addosso. Nel frattempo arriva un'ondata di zombie che viene fatta fuori in breve tempo. Purtroppo Eugene – lo scopritore della verità, un personaggio che si congeda con la frase "Trust me. I'm smarter than you" – spara accidentalmente al serbatoio del camion. Per il gruppo ora sono guai.
La puntata è scorrevole, il personaggio di Abraham è presentato bene e l'interprete (Michael Cudlitz) ci convince, in qualche momento si ride (anche quando non si dovrebbe), ma The Walking Dead, così com'è ora, non funziona. La scrittura rimane troppo espositiva e caricata nei sentimenti (Michonne sembra davvero, e troppo repentinamente, un'altra persona) e nelle reazioni dei protagonisti (Glenn che salta addosso a Abraham ricorda la reazione esagerata di Tyreese contro Rick alcune puntate fa), la faciloneria e mancanza di cura nelle situazioni troppo diffusa, la caratterizzazione all'acqua di rose dei comprimari troppo evidente. E in generale non riusciamo a scrollarci di dosso la sensazione che l'obiettivo primario della scrittura sia quello di guadagnare tempo senza raccontare mai nulla di interessante.