Thor: Ragnarok, la recensione del film
Abbiamo recensito per voi il terzo capitolo della saga cinematografica dedicata a Thor dai Marvel Studios
Alpinista, insegnante di Lettere, appassionato di quasi ogni forma di narrazione. Legge e mangia di tutto. Bravissimo a fare il risotto. Fa il pesto col mortaio, ora.
Tanti, proprio all'indomani dell'uscita del trailer del film, avevano parlato di un film che sarebbe somigliato a una specie di Guardiani della Galassia Vol. 3 e noi, che avevamo dato ascolto solo a metà, ci siamo trovati nel torto. Taika Waititi dimostra un notevole coraggio ad ammettere che i Marvel Studios non sono mai davvero riusciti a cogliere la giusta atmosfera nei film dedicati al Principe di Asgard. Invece di invertire la direzione rispetto a The Dark World, considerato abbastanza universalmente troppo leggero e scanzonato per essere convincente, spinge fortissimo sul pedale della comicità; fin dalla primissima scena, quando il confronto tra Thor e uno dei personaggi che noi amanti dei suoi fumetti abbiamo imparato a considerare come la minaccia per eccellenza ci comunica in maniera ineccepibile quale sarà il tono della narrazione.
L'umorismo è proprio quello a cui ci hanno abituato i Guardiani, come pure le dinamiche di gruppo che vediamo sullo schermo. Quattro personaggi, sperduti nello spazio e a proprio modo tutti quanti sconfitti dalla vita, collaborano per uno scopo comune e per salvare il popolo asgardiano. Il tema della redenzione, il cammino di Thor per diventare (o tornare ad essere) l'eroe che tutti pensano che sia e che ha sempre voluto essere, il percorso del soldato ormai cinico verso la riscoperta della propria natura sono tutti argomenti comuni con l'altra saga spaziale della Casa delle Idee. Così come l'atteggiamento parodistico che accompagna tutto quanto il film. Ne sono al riparo soltanto la minacciosa Hela di Cate Blanchett, che funziona piuttosto bene, ma non ha tempo sullo schermo a sufficienza per rimanere impressa, e Odino, sempre solido nell'interpretazione di Anthony Hopkins.
Valchiria è un buon personaggio di contorno, se mai ne abbiamo visto uno, mentre si risolvono in maniera interessante le trame aperte di Loki e di Hulk. Il secondo, soprattutto, protagonista dei momenti migliori e più divertenti del film, anche perché è proprio con la sua entrata in scena che la pellicola cambia passo e diventa interessante, dopo un esordio piuttosto fiacco che non vedevamo l'ora trovasse conclusione. Già, perché oltre ad essere sostanzialmente una resa della Marvel alla propria incapacità di trovare la voce di Thor, Ragnarok è anche un film che, almeno nell'adattamento italiano, incespica in maniera vistosa nel tentare di divertire tramite la parodia. Non sempre funziona a dovere e la prima parte è la più macchinosa e meno riuscita. Walt Simonson sarà d'accordo con noi, scommettiamo.