Tribes of Europa (prima stagione): la recensione
Gli spunti non mancano, il linguaggio è riconoscibile, ma Tribes of Europa è solo un'apocalisse come tante
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La storia si mette in moto secondo canali che ci sono immediatamente familiari. C'è una comunità che vive ai margini del mondo, autoesclusa dai conflitti del mondo esterno. La definiscono la mancanza di tecnologia e la semplicità. In questa ambientazione piove letteralmente dal cielo un artefatto che innesca il meccanismo narrativo. Si tratta di una scatola – puro MacGuffin fino alla scena finale – che lancia i destini di tre personaggi su sentieri diversi legati ad essa e alle conseguenze di quel che accadrà. Kiano viene fatto prigioniero, Liv si lancia al suo inseguimento, Elja viaggia portando con sé l'artefatto.
Nel suo piccolo la serie racconta una serie di variazioni sulla fine del mondo. C'è tanto Mad Max, ma sorprendentemente non solo nei veicoli dei capitoli più noti, ma anche nell'idea della Sfera del tuono e nei nuovi colossei che sorgono in un mondo allo sfacelo. La gestione dell'intreccio mantiene un ritmo basso e dopo aver instradato tutti i personaggi sul loro cammino si sofferma a raccontarne l'evoluzione in un nuovo ambiente. Ognuno di loro verrà più o meno cambiato dalle esperienze che affronterà, ma va detto che ad un certo punto potrebbe subentrare una certa stanchezza nelle loro storie.