Alone, la recensione
La nostra recensione di Alone, film diretto da David Moreau presentato al Trieste + Science Fiction Festival
David Moreau, dopo il remake di The Eye e la commedia 20 anni di meno, ritorna dietro la macchina da presa per firmare l'adattamento cinematografico della graphic novel Seuls - Alone di Fabien Vehlmann e Bruno Gazzotti.
L'approccio alla storia risulta piuttosto originale, rivolgendosi prevalentemente a un pubblico adolescenziale e molto giovane in grado di riconoscersi nelle situazioni e nelle emozioni provate dai protagonisti, mostrandone la diversa reazione all'evento inspiegabile. La sceneggiatura di Alone, tuttavia, inizia a indebolirsi nella seconda parte del lungometraggio quando vengono introdotte in successione delle svolte narrative, tra rivelazioni e introduzioni di nuovi personaggi, che non appaiono abbastanza solide da risultare convincenti all'interno di un contesto fin troppo ricco di elementi, nessuno dei quali realmente approfondito e in grado di mantenere avvolto dal mistero il segreto al centro dell'epilogo. Senza effetto sorpresa, gli ultimi minuti, caratterizzati da un finale aperto, appaiono così poco convincenti e privi della giusta tensione emotiva e narrativa.
Moreau compie comunque un buon lavoro alla regia gestendo con bravura un cast molto giovane, la cui inesperienza emerge solo a tratti, e sfruttando in modo affascinante le location, scelte con bravura per rappresentare il senso di desolazione e solitudine necessario. A rendere complicato il suo lavoro sono però la mancanza di equilibrio tra i vari personaggi che, escludendo Leila, sono abbozzati in modo approssimativo rendendo complicato agli spettatori comprendere le motivazioni alla base delle loro azioni o le reazioni di fronte ai pericoli o alla possibilità di salvarsi, e le sequenze d'azione che evidenziano i limiti del budget a disposizione. Tra gli aspetti meno convincenti si deve inoltre citare anche la fotografia fin troppo fredda e priva di sfumature, quasi in totale contrasto rispetto alla storia a fumetti. L'adattamento per il cinema, quasi privo di leggerezza, si allontana molto dalla storia raccontata tra le pagine e dallo stile di Vehlmann e Gazzotti, cercando una propria identità dalle buone potenzialità non del tutto sfruttate.
Alone è però in grado di ritagliarsi un proprio posto all'interno della ricca lista di progetti a sfumature sovrannaturali grazie alla sua capacità di rappresentare delle tematiche universali attraverso lo sguardo di un gruppo di ragazzi dalle esperienze molto diverse e provenienti da differenti background sociali, rendendo possibile delineare un quadro piuttosto ampio delle possibili reazioni all'apocalisse.