Twin Peaks 3x12 "The Return - Part 12": la recensione
Complesso, anche frustrante, ma enigmatico e affascinante. questo è Twin Peaks: la recensione del dodicesimo episodio della stagione
Dal 2017 sono Web Content Specialist l'area TV del network BAD. Qui sotto trovi i miei contatti social e tutti i miei contenuti per il sito: articoli, recensioni e speciali.
Sono concetti non estranei, ma piacevoli da udire chiaramente, quelli che emergono nel racconto di Albert a Tammy. Esercito ed FBI a collaborare sui cosiddetti casi Blue Rose, sorta di X-Files legati ai misteri che ben sappiamo. Vengono citati Philip Jeffries (David Bowie), Chester Desmond (Chris Isaak, l'agente di Fuoco cammina con me) e ovviamente Dale Cooper. Chrysta Bell è quindi la terza interprete-cantante ad avere un ruolo nella squadra: la musica è davvero un canale potente in questo mondo! Se l'approccio verso Tammy è inclusivo, quello verso Diane è del tutto opposto. La vediamo emergere da tende rosse tutt'altro che casuali, ed essere praticamente respinta a partire dal setting della scena (il particolare delle bevande). In ogni caso, si stabilisce una sottile tregua in attesa di capire quali sono le vere intenzioni di Diane (“Let's Rock”, disse una volta The Man from Another Place).
Twin Peaks è così, prendere o lasciare. Non è scontato, non è semplice, addirittura spesso non è nemmeno piacevole. Fondamentalmente perché Lynch interpreta l'idea di strutturare un film in 18 ore alla lettera, come nessuno prima d'ora in tv. Questo ha un senso nel momento in cui si vuole comunicare una certa emozione in un certo modo. L'apparizione di Audrey (Sherylin Fenn) è emblematica. Si tratta del momento più atteso in assoluto dopo il risveglio di Cooper. Ecco, Lynch non costruisce nessuno slancio per il momento, nessuna tensione, nessun senso di attesa che non sia quello dovuto al minutaggio spropositato che ha preceduto questa scena. Eppure Audrey è lì, e la sua apparizione prosciugata di qualunque valore che non sia quello della sua pura e semplice presenza sullo schermo ha comunque un impatto molto forte proprio perché così improvvisa.
La scena che la vede protagonista è quanto di più respingente si possa immaginare. Un unico ambiente, due personaggi praticamente immobili, stessi stacchi per una decina di minuti, una discussione su qualcosa che afferriamo solo a livello intuitivo. Tutto tende alla lentezza e all'esasperazione, quando abbiamo la sensazione di qualcosa che si sblocca ecco che tutto torna al punto di partenza, gli sbuffi di Audrey sono volutamente anche i nostri, viene utilizzato perfino un telefono a disco che non ha altro senso se non quello di acuire la sensazione del tempo che passa. Quel che succede, ancora una volta dietro le quinte, è in larga parte un mistero. Audrey si è sposata con un certo Charlie, e lo prega di aiutarla a cercare il suo amante Billy, scomparso da un po'. L'uomo fa qualche storia, ma poi contatta una certa Tina, a quanto pare l'ultima persona ad aver visto Billy. Riceve delle pessime notizie, e riattacca.
Rischia di passare in secondo piano rispetto a tutto il resto – anche perché collegare anche questa vicenda è difficile – ma l'interpretazione di Grace Zabriskie nei panni di Sarah Palmer è davvero ottima. Sono momenti di grande intensità, follia contenuta e orrore nascosto quelli che la vedono protagonista, e nell'occasione torna anche il ventilatore minaccioso che appariva in uno dei più terrificanti tra i Missing Pieces. Forse la presa del male sulla casa dei Palmer non si è mai allentata.
[embed]]