Un Couple, la recensione
Forse film di finzione, forse documentario sulla performance di un'attrice, Un Couple ha tutti i segni del suo cinema tranne l'interesse
La recensione del primo film di finzione di Frederick Wiseman, Un Couple, in concorso al Festival di Venezia
Wiseman osserva con una distanza da documentarista, e applica in pieno il suo stile, fatto di inquadrature di 3-4 secondi di diversi punti di un ambiente presi dalla mezza distanza (abbastanza lontano da intuire l’insieme, abbastanza vicino da distinguere i dettagli). Quello è il suo tempo filmico, quello è il suo montaggio e la sua maniera di costruire un mondo nel quale le persone vivono e lavorano. Da subito il film suona suo. In questo caso in cui quel che avviene è per l’appunto che una donna reciti, e lui la guarda come guarda le guide della National Gallery spiegare un quadro o la giunta di una cittadina americana discutere un punto all’ordine del giorno, con il medesimo interesse e la medesima discrezione che suggerisce invisibilità ma nasconde accurata selezione.
Lo sguardo insomma è sempre quello ed è fantastico, paradossalmente è la performance a non essere interessante. Di certo non lo è come i segmenti di discussioni o azioni che Wiseman sceglie per i suoi documentari. Non ci sono dubbi che sia più appassionante quando riprende giardinieri all’opera rispetto a questa declamazione delle lettere di Sofia Tolstoj. Questo è vero soprattutto perché Nathalie Boutefeu non è assolutamente accattivante, non cattura, non interessa, non riesce mai ad essere così magnetica da reggere da sola in scena. L’impressione poi è che proprio non sia stata diretta (o sia stata diretta per non sembrare diretta).