Venezia 71 - The Boxtrolls, la recensione
Al Festival di Venezia è stato presentato The Boxtrolls, incantevole favola in stop motion, opera dei realizzatori di Coraline e Paranorman
La trama di The Boxtrolls è presto detta. Nell'elegante città di Cheesebridge, la popolazione è divisa in due: in superficie ci sono gli umani, nel sottosuolo abitano i boxtroll, bizzarri mostriciattoli vestiti con scatole di varia provenienza da cui ognuno di loro prende il proprio nome. Tra loro cresce il piccolo Eggs (Isaac Hempstead-Wright) – battezzato anch'egli in base alla scatola in cui è stato rapito (secondo la versione diffusa tra gli umani) o consegnato (secondo la versione dei boxtroll). La città in superficie vive nel terrore dei mostriciattoli, su cui il perfido Archibald Snatcher (Ben Kingsley), bramoso di ottenere la prestigiosa “tuba bianca” che gli donerebbe un ruolo nel governo della città, ha diffuso voci false e orrende. Quando Snatcher mette in atto l'ultimo, diabolico passaggio del suo piano criminale per sterminare tutti i boxtroll, Eggs sale in superficie per salvare quella che considera a tutti gli effetti la propria famiglia.
Dal punto di vista tematico, il film - basato sul romanzo Here be monsters di Alan Snow - tocca corde care al cinema d'animazione: il concetto di genitorialità, la presa di coscienza di sé, la mancanza di comunicazione tra adulti e bambini. Il tutto, va detto, attraverso dei passaggi narrativi più che prevedibili, segnati da colpi di scena che tutto sono fuorché colpi, ma impreziositi da citazioni deliziose che spaziano dal Doctor Who (i disinfestatori che esclamano "Exterminate!") fino al Wilder di A qualcuno piace caldo ("Lo ammetto, non sono una rossa naturale!").
Tutto qui? Niente affatto. Sotto la patina colorata e giocosa, The Boxtrolls cela una sottile, acuta critica all'ottusità del potere, usando metafore che incuriosiranno molto più gli adulti che i bambini. Cheesebridge è infatti una città decadente, che non evolve, i cui governanti sono accecati dal proprio ingordo appetito, ossessionati dal formaggio al punto da ignorare i reali problemi dei cittadini - oltre a quelli delle proprie famiglie, in un gorgo ignobilmente becero la cui unica via di salvezza finisce per essere una sorta di pacata anarchia. Non è cosa comune, in un film per l'infanzia; ma è una direzione matura che indubbiamente fa riflettere gli adulti e, per questo, ci piace molto.