Westworld 3x08 "Crisis Theory": la recensione
La terza stagione di Westworld si chiude confermando pregi e difetti delle precedenti puntate
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Westworld e Dolores intendono la bellezza allo stesso modo. Incontaminata e ideale, un pensiero elaborato e profondo incastonato in una citazione solenne che non ha nulla di concreto. È facile, perfino giusto, ammirarne i contorni, ma è difficile crederci fino in fondo. Se non altro anche alla luce di una terza stagione che si conclude confermando pregi e difetti delle precedenti puntate, che poi erano gli stessi della seconda stagione. Un compendio ammirevole di simboli e riflessioni in questo gigantesco mondo-specchio che è identico a quello dei robot, e che allo stesso modo attende solo una spinta per crollare. Eppure questa storia così interessante si poteva raccontare meglio.
Al suo cuore, la terza stagione di Westworld ha raccontato il più banale dei conflitti tra sicurezza e libertà. Ma ogni storia può essere narrata secondo livelli diversi di complessità, e Jonathan Nolan e Lisa Joy hanno riadattato con intelligenza i temi dei parchi al mondo futuristico. Ogni società determina da sé un livello di controllo più o meno accettabile o auspicabile. Le distopie da romanzo non esistono, e nella realtà non c'è una linea dritta da tracciare tra giusto e sbagliato. Si tratta di un compromesso continuo e instancabile, e quello che all'esterno può apparire come uno scontro tra sicurezza e libertà, all'interno di ogni individuo è un conflitto continuo tra schiavitù e individualità.
Serac è l'uomo più potente, ma questo non lo rende libero, è solo il primo degli schiavi. William, Dolores, Charlotte, sono tutti schiavi. Da un lato servi di una società che li vuole in un certo modo, dall'altro schiavi delle loro passioni e ossessioni e desiderio di vendetta. In alcuni momenti Westworld ci dice che non c'è via d'uscita, che l'umanità lasciata a se stessa è destinata alla distruzione, che risvegliare tutti da Matrix (o dal mondo di Fight Club) è solo il primo passo verso la fine. Poi in realtà lascia spazio anche ad altro. Al valore della scelta, considerato quello che scopriamo su un primo incontro tra Caleb e Dolores, e a quello della memoria, che torna in un incontro tra Bernard e sua moglie (Gina Torres in un make up davvero impressionante).
Considerazioni che valgono anche per i personaggi, secondari a dir poco, che qui trovano la conclusione del loro percorso. Rimane un punto interrogativo su cosa abbiano aggiunto le storie di William o Bernard o Stubbs a questa stagione. La serie concede loro i riflettori delle scene dopo i titoli di coda, ora perfette nel ricordarci che la morte qui non ha un peso drammatico, ora troppo nebulose nelle loro conclusioni. William, personaggio che ormai conteneva ogni caratterizzazione possibile, muore solo per essere rimpiazzato. Bernard entra nel Sublime e fa ritorno con conseguenze che verranno diluite nella quarta stagione. Dolores è morta, ma è difficile pensare che Evan Rachel Wood lasci la serie.