Wonder Man, la recensione: raccontare Hollywood in salsa Marvel Studios
Allontanandosi completamente dal Multiverso, tornando a terra, e raccontando la propria Hollywood, Wonder Man riesce a stupire e ad alleggerire quest'ondata stanca di super eroi.
Il 2026 Marvel Studios si preannuncia veramente ricco, sia sul fronte dei film, sia parlando di serie tv. Se in sala troveremo sia Spider-Man che gli Avengers, l'anno delle serie tv dello studio è iniziato lo scorso mercoledì, 28 gennaio, con un nuovo Marvel Spotlight dedicato a Wonder Man. Un personaggio che, come vedremo, è diverso dalla sua controparte fumettistica ma che, grazie al lavoro di Destin Daniel Cretton (Shang-Chi e la Leggenda dei Dieci Anelli, Spider-Man: Brand New Day) e Andrew Guest (Community, Hawkeye), riesce a empatizzare con lo spettatore e a farlo affezionare alla sua vita. La formula di rilascio di Wonder Man è stata la stessa di Iron Heart, con tutti gli episodi disponibili alle nove di mattina, così da poter divorare le quasi quattro ore di avventura meta cinematografica di Simon Williams tutte insieme e tutte di fila. Prima di pubblicare questa recensione, vi abbiamo lasciato un paio di giorni così da poter parlare più nello specifico di determinati argomenti.
Hollywood e Super poteri
Dopo l'ottimo lavoro fatto con il Bob di Lewis Pullman in Thunderbolts* Marvel torna a proporre un personaggio umano con cui è facile empatizzare. La serie è come il suo protagonista e fin dal primo istante, cerca di fare qualcosa di diverso rispetto al classico prodotto super eroistico.
L’aspirante attore di Hollywood Simon Williams(Yahya Abdul-Mateen II ) non riesce a far decollare la sua carriera, forse perché troppo puntiglioso, forse perché tiene troppo proprio al mondo del cinema. Durante un incontro casuale con Trevor Slattery (Ben Kingsley), un attore che forse ha già alle spalle i suoi ruoli più importanti, Simon scopre che il leggendario regista Von Kovak sta realizzando un remake del film di supereroi Wonder Man, il film che lo ha fatto innamorare del cinema, e il motivo per cui fa l’attore. Simon lo prende come un segno del destino, e insieme a Trevor, punta con determinazione al ruolo che potrebbe cambiargli la vita.
Per tutti e otto gli episodi, la satira hollywodiana gioca completamente a favore della trama, andando non solo a citare film e serie tv veramente esistenti, ma anche tutti i problemi degli ultimi anni, dalla stanca dei cinecomics alla crisi dei cinema. Nonostante la presenza di super poteri, Wonder Man non è una serie tv sui super eroi come ci ha abituato Marvel in passato: i combattimenti si contano infatti sulle dita di una mano, e anche gli effetti speciali sono ridotti a poche (ma importanti) sequenze. Wonder Man mette il focus su chi sono Simon Williams e Trevor Slattery, e riesce, magicamente, a far empatizzare con entrambi.È proprio il rapporto tra l'ex-Mandarino e Simon il cuore dell'intero show: la loro relazione è genuina, divertente e a tratti emozionante. Se nei primi episodi Trevor agisce solo per il suo interesse personale, da lì al finale diventerà l'ancora di Simon, la persona che gli permette di dare il meglio davanti alla telecamera e come individuo, e che lo aiuta a regolar i suoi poteri sotto stress. Un dettaglio sottile ma brillantemente scritto da Cretton e Guest.
A mettere i bastoni tra le ruote alla carriera di Simon ci sono due “antagonisti”. Il primo è il Damage Control, che ancora una volta, è all'inseguimento di persone dotate di super poteri, ed intenzionati a rinchiuderle nella prigione che abbiamo visto sia in She-Hulk che in Ms Marvel. Il secondo è una legge che impedisce alle persone con super poteri di lavorare a Hollywood, protagonista di uno degli episodi migliori dello show, e ancora più segno di come non serva per forza un nemico fisico per raccontare un conflitto in un mondo fantasy. Nonostante l'assenza di una vera nemesi, l'arco narrativo di Simon è profondo, concreto e splendidamente costruito. Doveroso però parlare del solito problema dei Marvel Studios dal dopo Avengers: Endgame: non sappiamo quando rivedremo Simon, se apparirà nei prossimi film o se come Shang Chi e altri prima di lui, dovremo aspettare un numero indefinito di anni per rivederlo in scena.
La clausola Doorman, la magia dell'Episodio 4
Wonder Man evita deliberatamente la "spettacolarità visiva" tipica degli effetti speciali Marvel, preferendo per la maggior parte dello show inquadrature più statiche e focalizzate sui volti degli attori, dando spazio ai monologhi o alle scene di dialogo.
Anche per la fotografia, il team ha scelto luci meno artefatte o concentrarsi su un determinato stile cinematografico, come nel caso dell'episodio quattro completamente in bianco e nero (una citazione nemmeno troppo velata a Twilight Zone).
Il quarto episodio di Wonder Man, riguarda la legge di Doorman a cui ho accennato nello scorso paragrafo. Propone una storia sulla fama, sullo sfruttamento e sul modo in cui l'industria fa a pezzi le persone di talento e le sputa fuori quando non gli servono più. Un episodio che è fortemente debitore di Atlanta, e che in poco meno di 30 minuti riesce a rendere verosimile perché a Hollywood non sono ammesse persone dotate di super poteri.
Una puntata flashback che sembra essere completamente staccata dal resto ma che invece si colloca come tassello ulteriore alla metanarrazione cinematografica ideata da Cretton. Un'ironia tragicomica che pervade ogni singolo episodio di Wonder Man, e che eleva la serie tv tra i migliori prodotti Marvel degli ultimi anni.
Chi è Wonder Man?
Uno dei punti di forza di Wonder Man è che rimane una serie divertente e d’intrattenimento anche se dei Marvel Studios non si è visto altro. Certo, sapere che Trevor Slattery si è finto il Mandarino durante Iron Man 3 è importante per riappacificarsi col personaggio di Ben Kingsley, ma tutto il resto è facilmente deducibile solo dallo show. Il Simon Williams di Yahya Abdul-Mateen II non ha niente da che spartire con quello dei fumetti, e non solo per banalmente l'etnia, ma anche per le origini dei poteri o per i rapporti con altri personaggi. Nei fumetti Simon è legato a doppio filo con Visione, e si innamora di Wanda Maximoff proprio a causa del suo essere simile all'androide. Qui ci troviamo con un ragazzo che ha scoperto i suoi poteri durante l'adolescenza (probabilmente mutante) e che fa di tutto per tenerli nascosti.
Ci sono certamente punti di incontro, come la carriera d'attore e, ovviamente costume e occhiali da sole ma, almeno per il momento, il Simon Williams del MCU non ha nulla da spartire né con Visione né con sua moglie. Lo show ci fa capire l'entità dei poteri di Simon, ma in nessun caso li mette sotto i riflettori, concentrandosi sulla personalità e sulla caratterizzazione dell'attore. La bravura di Abdul-Mateen II e il suo rapporto con Kingsley sono il focus centrale, il punto di forza e il magnete che tiene incollato lo spettatore per le quattro ore di show.
Allontanandosi completamente dal Multiverso, tornando a terra, e raccontando la propria Hollywood, Wonder Man riesce a stupire e ad alleggerire quest'ondata stanca di super eroi. Chissà però quanto ci vorrà per rivedere Simon Williams sullo schermo.